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Sintomatologia

20 Gen

In quarant’anni di convivenza con la mia non rara malattia – che coinvolge all’ìncirca il 5 per cento ppelle persone- ormai ho imparato a riconoscerla questa situazione, eppure non so come affrontarla, nè se ho voglia di affrontarla. La vivo e basta.

Insomma capita che, trattandosi di una malattia assolutamente diffusa prima o poi alcuni tuoi amici – quelli che non hanno mai manifestato fastidio. pena o commiserazione nei tuoi confronti, gli altri li ho già mandati a stendere da tempo – si trovino a vivere direttamente loro questa esperienza. Vuoi che la collega, una parente o peggio ancora il loro bambino si trovi con questa diagnosi tra capo e collo ed è così che scatta il meccanismo. La telefonata o l’appuntamento per affrontare la questione: Il mio bambino, la figlia della mia collega, mia cugina, ecc….. sono svenute più volte….come accade a te….. e allora l’ho portata dal dottore, la diagnosi, lel medicine. e poi arriva la fatidica domanda:

E’ GIUSTO QUELLO CHE MI E’ STATO DETTO? TU CHE FARESTI?

Odio questa situazione perchè, il più delle volte, capita a dei bambini CAZZAROLA e poi perchè dopo che hai detto le solite cose che devi dire:

“Vedrai che magari starà meglio, il medico che hai scelto è bravo, sicuramente saprà il fatto suo”

ed, eventualmente, sciorinato una infinità di possibili nomi e contatti di persone ecc…. so che quella persona non la sentirò più…. che non si farà più viva nè ora nè mai…. anche se magari la vedevo tutte le settimane (sono residente in una cittadina minuscola e ci si vede e si conosce un po’ tutti).

Perchè? Dopo tanti anni mi sono data questa risposta: un conto è il rapporto di amicizia dove sono io la “povera con problemi di salute” un conto è “siamo allo stesso livello e ci misuriamo  con gli stessi problemi”…. insomma quando siamo alla pari.

Mio fratello e mia cognata dicono che  non erano veri amici.

Ma ci resto sempre male. anche se ormai non mi faccio più illusioni.

Elisa