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cittadinanza italiana

21 Gen

Prendere un bambino nato in Italia da genitori stranieri clandestini,  o anche un bambino arrivato clandestinamente con loro, pagargli la scuola materna, elementare, media, superiore, il servizio sanitario nazionale, garantirgli assistenza da parte dei servizi sociali, un alloggio ecc…. e poi una  volta che lo stesso bambino diventa maggiorenne, se non trova immediatamente una occupazione, considerarlo clandestino e in teoria rispedirlo in un patria che non è sua, io:

LO TROVO UN OBBROBRIO GIURIDICO

E poi, per dirla  tutta, perchè non si deve anche riconoscere la cittadidanza ai genitori che trovano lavoro, ottengono il permesso di soggiorno, pagano le tasse, ecc…?

Quando ho visto in Piazza Castello il gazebo di una associazione che raccoglieva le firme per una proposta di legge di iniziativa popolare in questo senso, mi sono avvicinata per firmare. Al tavolo c’erano due donne una più anziana di orgine presumibilmente peruviana e più scafata che raccoglieva le firme dei residenti a Torino. l’altra una ragazza giovane biondina (rumena?) che raccoglieva le firme per i residenti in Provincia di Torino come me. La ragazza, che parlava un Italiano stentato, tira fuori il foglio in triplice copia fotostatica e prende il mio documento e….. APRITI CIELO!!!

La signora peruviana si accorge che i tre fogli  che compongono il modulo (mi sembra che sia uno per il comune, uno per la procura, uno per la cassazione qualcosa del genere) non erano stati sovrapposti e che le firme erano state messe solo sulla prima copia e non risultavano sulle altre due. Il che vuol dire una ventina di firme presumibilmente sprecate 😦 .Deve aver cristonato in spagnolo (dal tono della voce, almeno) ripetendo tutte le regole  per la raccolta di firme valide in Italiano che l’altra sembrava capire fino ad un certo punto.

L’aria smarrita della ragazza bionda mi ha fatto capire  che le italiche pastoie burocratiche siano un esame arduo, per dirsi italiani 😦

Elisa