Archivio | marzo, 2012

La burocrazia

28 Mar

A parziale aggiunta al post precedente.

In questi giorni Mr. Monti, Il Professore con il loden, sta viaggiando in lungo e in largo in Asia per promuovere il nostro paese all’insegna del guardate quanto siamo bravi ed efficienti, riusciamo anche a varare riforme fondamentali come quella sul Mercato del Lavoro in men che non si dica. Siamo competitivi, venite ad investire da noi!!!

Ok, a parte che la riforma del lavoro si deve ancora varare e che ora i partiti si sono messi a scrivere una sottospecie di mostruosità di riforma elettorale, forse per arrivare il prima possibile al voto e mandare a casa Il Prof. Chissà! Comunque non è solo di articolo 18 che campa l’industria che mi sembra abbia licenziato anche troppo in questi anni. 

Dove la mettiamo la corruzione? La bustarella? il “senti ho un amico che ha una figlio che cerca lavoro….” ecc..? e, non meno importante ahimè la criminalità, da Nord a Sud? Qui vicino hanno appena sciolto un Consiglio Comunale perchè infiltrato dall’Andrangheta e il Sindaco del paese in questione era suocero di una Assessora Regionale indagata anche lei e “dimessa” in fretta e furia dal Presidente Cota. Bell’ambientino offriamo agli investitori esteri?

Mi direte che la criminalità c’è anche in Cina, Russia, ecc.. sicuramente si, ma almeno quella la conoscono già.

Non ultima palla al piede, la burocrazia. Quella che fa si che per far scendere di tre piani una pratica di pagamento di una fattura ci si metta tre mesi e quando poi finalmente arriva, o manca una copia, o manca un originale, o manca una firma, o….”dove è il DURC?” ….”eccolo c’è! Ma cazzo! E’ scaduto!” …”E chiedine uno nuovo, ma ci vogliono trennta giorni, 😦

E intanto il fido bancario dell’azienda che aspetta i soldi scade pure lui, l’IVA pure, le tasse e gli stipendi arrivano e il subfornitore e i suoi dipendenti….ecc…ecc…

Valle a spiegare queste cose all’investitore straniero! 😦

Non sono molto positiva in questo periodo.

Elisa

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Di Olivetti e dei nativi digitali

26 Mar

I miei nipoti, 23 anni i gemelli e 17 anni il più piccolo, sono dei “nativi digitali” brutto termine che sembra alludere a chissà quale razza particolare ma che sta a significare che per loro imparare a parlare e camminare è stato un tutt’uno con l’imparare a usare il pc soprattutto a navigare in internet e poi , negli ultimissimi anni, utilizzare quella appendice da tasca che è l-phone.Io. ad esempio, all’Iphone e all’Ipad ho resistito ancora e non posseggo nè l’uno nè l’altro. Il mio primo PC l’ho avuto in regalo di seconda mano da mio fratello che aveva dismesso quello dell’ufficio ed era un vecchissimo M24 Olivetti, che ho ancora in campagna in cantina, credo. O forsa mamma se ne è liberata. Aveva un processore lentissimo i dischetti erano delle lenzuola e un sistema di scrittura OTX. Windows era ancora sconosciuto all’epoca (più di venti anni fa,  mi è servito per scrivere la tesi di laurea ed ero una delle prime ai tempi ad avere un pc in casa. Fate voi!

Il primo cellulare era uno swatch blue grande come una casa che in realtà comprammo a mia nonna quando si ruppe il femore – nello stesso periodo della mia tesi di laurea – per permetterle di chiamarci e di chiamarla nei mesi che ha dovuto trascorrere in un centro di riabilitazione. L’andavamo a trovare tutti i giorni ma guai a non chiamarla prima di andare a letto per sapere se stava bene e se l’infermiera l’accudiva come si doveva. Tornata la nonna a casa, mi sono appropriata dell’apparecchio del quale me ne facevo poco o nulla perchè i miei amici non ce lo avevano. E poi all’inizio degli anni novanta esisteva ancora una categoria di giovani che considerava il possedere un cellulare una mera ostentazione di ricchezza. Passò rapidamente di moda questa considerazione 😀 quando arrivarono i GSM e  diminuirono drasticamente le tariffe.

Sembrano secoli fa, ma sono poi solo venti anni.

Tutto questo mi è venuto in mente quando venerdì scorso ho accompagnato mia madre in biblioteca e, mentre l’aspettavo alla accettazione è arrivata una ragazzina di presumibilmente 18 anni visto che parlava di esame di maturità.  La ragazza si mette a parlare con la segretaria e le fa un ampio discorso così riassumibilmente.

Dovrei preparare una tesina sui servizi sociali che QUESTO INDUSTRIALE dal nome ADRIANO OLIVETTI ha sviluppato e ha portato avanti a beneficio della sua comunità….ecc…

Non ci sarebbe stato niente di strano se non che questa ragazza abita nella città dell’INDUSTRIALE di cui sopra. Se in coda ci fosse stata qualche signora più attempata si sarebbe presa un coccolone 🙂

Conclusione: oltre alla prima generazione nativo digitale abbiamo anche la prima generazione “nativa non Olivetti” che –  credetemi – con questi chiari di luna è solo un bene.

Solo un bene perchè le industrie di tipo fordista non esistono più e, a mio parere, non esisteranno più, almeno qui da noi in Italia, ed è inutile rimpiangerle ed è bene che ci siano giovani liberi da questi condizionamenti. Del resto alzi la mano chi vorrebbe andare a lavorare alla catena di montaggio oggi come oggi? Piuttosto ennemila lavoretti precari…. ma in fabbrica no, con tutto il rispetto per gli operai che ci lavorano.

Elisa

 

Ciao Giuseppe

19 Mar

Non ho una foto scansita da caricare su fb o su questo blog di mio padre, che oltre ad essere padre si chiamava anche Giuseppe, un po’ perchè quelle recenti prima della scomparsa sono tutte con quella stramaledetta carrozzella e lui emaciato e pallido mentre era sempre stato robusto e con un bel colorito tipico delle persone che amano  gustarsi la vita. Nelle foto meno recenti dove siamo tutta la famiglia – papà, mamma. fratellone e io – sono sempre con le trombe lunghe, immusonita, perchè non mi piaceva farmi fotografare da bambina e per dispetto facevo la faccia della incazzata nera.

Comunque anche se avessi una sua foto non la caricherei perchè il privato è privato. Sono ventitrè anni che non c’è e avevo esattamente ventitrè anni quando è morto. Lui ne aveva sessantatrè, troppo pochi secondo me. Ci pensavo oggi a questo 23 + 23. Una cazzata lo so.

Mi sarebbe piaciuta la sua presenza fisica quando ho finito gli studi e mi sono affacciata al mondo del lavoro. con consigli e parole.

Ma mi consola il fatto che ogni volta che mi succede qualcosa di poco piacevole o mi trovo in qualche momento difficile penso sempre a come avrebbe voluto che mi comportassi e come avrebbe affrontato lui la questione.

Ciao Giuseppe

 

Elisa

come ogni anno

17 Mar

Come ogni anno sono qui che sto allegramente svuotando l’armadio dei maglioni stile “tempi duri al Polo Nord”  che solo un mese fa agognavo indossare (ricordate i -18 raggiunti qui a Sabaudia e la neve a Roma?) e riempendo il cestone delle cose da lavare, rigorosamente a mano – i maglioni di lana – onde per cui mi ci vorrà un bel po’ di tempo. Contemporaneamente sto tirando fuori da un altro scomparto i maglioni di cotone colorati e primaverili desiderosa di poterli indossare finalmente, ne ho anche comprati or ora un paio al fornitissimo e noto mercato che dista cinque minuti da casa mia, a prezzi convenienti. Non sono una grande intenditrice, per carità, ma seguo la folla: dove vedo orde di signore che analizzano maglie e capi di vestiario come se dovessero fare una analisi al microscopio di qualche batterio… mi butto anche io. Un po’ mi diverte cacciare fuori dal mucchio informe di capi in offerta qualcosa che mi piaccia 🙂 Detesto quei banchi dove tutto è ordinato, preciso, bene piegato con padrona posta a fianco a mo’ di rottweiler ringhiante e un bel cartello “non  toccare, pregasi chiedere”: se le cose stanno così, preferisco allora andare in un negozio con commessa e camerino comodo. Oltretutto di solito in questo tipo di banchi i vestiti costano come in un negozio.

Evito anche i banchetti delle borse, perchè so che non le userei mai e poi smettiamola di spacciare per  vera pelle borse che costano 20 euro! Non ci crede neanche un bambino.  In compenso sono attratta come una gazza ladra dai banchetti di bijoie (come le chiamava mia nonna) quelle tutte perline e pietruzze colorate che indosso un paio di volte e poi infilo nel cassetto o perchè si rompono o perchè sono andata di nuovo al mercato la settimana dopo 🙂 Mia mamma – uguale a me su questo fronte – dice che potremmo mettere su un banchetto con tutto quello che abbiamo nei vari cassetti di casa mia e sua.

Anche se “biologically scorrect” non compro alimenti al mercato, soprattutto frutta e verdura e prediligo i supermercati su questo fronte. Il  motivo è molto semplice: i prodotti del mercato saranno anche a chilometri zero e costeranno meno delle insalate confezionate ma se mi accingo a fare la coda insieme a venti signore al banchetto del contadino mi faccio tirare da ennemila tipi di  verdura e frutta  che poi INESORABILMENTE per un buon 50% finiscono nel cestino dell’umido perchè non riesco a consumare e il mio freezer non riesce a contenere. Tra week end via, cene fuori o saltate perchè altrimenti impegnata, non riesco mai a finire tutto e in questo periodo di magra, tra gente che non lavora e code al banco alimentare della caritas, mi senteirei un verme sprecone.

Comunque….. sono qui che faccio il cambio stagione e….STA PER PIOVERE 😦

E io inesorabilmente in pochi  giorni sarò raffreddata e con il mal di gola

Come ogni anno

Para….ecc…

13 Mar

L’altra sera ascoltavo più o meno attentamente il mio tg serale – la7 di Mentana- quando la mia scarsa attenzione viene subito ravvivata da un servizio sulla Famiglia Frati.

Frati è il Rettore de La  Sapienza e siccome tiene famiglia come tutti noi ha pensato bene di sistemarla tutta presso quella che ai suoi occhi sembra essere l’azienda di famiglia. Capisco che il titolare di una azienda privata, dove investe soldi suoi e il suo lavoro pensi di lasciarla in eredità ai suoi pupilli una volta in età adulta e li faccia studiare magari Economia e Commercio o Ingegneria, con un bel Master in Business Administration e un po’ di gavetta in qualche azienda estera per poi cooptarlo nella impresa di famiglia. I soldi sono i suoi e l’attività idem. Ma una Università pubblica è per definizione, appunto, pubblica e alle cattedre o anche alle varie borse di ricerca ci si deve accedere previo concorso, possibilmente equo. Possibilmente…

Pare che l’Esimio Professore e Magnifico Rettore non la pensi così. Ha sistemato Moglie, figlia, figlio e nipote (figlio di una sorella) presso l’Università da lui diretta….. Tutti dei geni in famiglia! Ci sarebbe da clonarli per il bene della Scienza!!! 😀

E poi ci si meraviglia se i migliori cervelli emigrano all’estero per lavorare!

Elisa

benvenuto

12 Mar

Mesi e un blog fa  scrissi su splinder di due diversi tipi di autisti del pullman che prendo la domenica per tornare dalla visita al paesello a trovare mammà. Uno antipatico come pochi che urla a tutti di fare in fretta e che un giorno a Porta Susa lasciò giu una bimba di tre anni mentre la mamma e il fratellino non erano ancora scesi dal pullman e può ringraziare me e altri passeggeri se si è fermato in tempo prima di trovarsi una bimba sotto le macchine e una mamma in preda ad un infarto, e lui vittima di un linciaggio….

Un secondo autista molto gentile ha aiutato la stessa signora una domenica dopo a scendere il passeggino del fratellino e prendendo in braccio successivamente la sorellina mentre la mamma sistemava il fratellino nel passeggino, fregandosene della gente in coda che doveva scendere…. e non si è sentito un lamento di protesta, giustamente. Questo autista ha anche lui un bimbetto  di tre-quattro anni con l’oro vivo addosso e che spesso ha accompagnato, insieme alla mamma, il papà durante il tragitto con l’intesa all’arrivo a Torino di  andare a mangiare un gelatone al sapore di puffo (non so come sia!). Era un po’ che non vedevo più bimbo e mamma… ma ho imputato il fatto all’inverno e al freddo. E ci stava come motivazione.

Ho trovato di nuovo lo stesso autista anche questa volta che con un sorriso da orecchio a orecchio raccontava ad un passeggero medico dell’ospedale del paesello che la moglie aveva fatto tutte le analisi, non ce la faceva più, era senza forze, uno straccio…..insomma ci sarebbe stato da allarmarsi se il sorriso non tradissse una certa emozione.

E io: sta per diventare padre, allora?

Autista: Si Signora, un altro maschietto e poi un’ora di racconti su come il fratello più grandi aspetti il fratellino, abbia aiutato a scegliere il nome, ecc….

Trovo giusto dare in questo mio piccolo spazio un benvenuto al nuovo piccolo, sperando che prenda esempio dal suo papà.

Elisa

Primarie non riuscite?

6 Mar

 Turna – avrebbe detto più o meno così la mia nonna – a Palermo ci sono state le primarie e il candidato “uffcialmente” portato dal Partito Democratico ne è uscito con le ossa acciaccate. Che poi la Dottoressa Borsellino  è pure simpatica e ha la faccia della brava madre di famiglia. Ho scoperto essere una farmacista e chissà quale è il suo pensiero in tema di privatizzazioni….

Insomma un bel papocchio: tre candidati di area PD, uno appoggiato dal partito centrale più SEL e IDV, uno tutto pro attuale giunta di centro che governa la SIcilia, uno appoggiato da Renzi e rottamatori. Ha vinto il secondo, forse anche perchè ha 31 anni e una faccia pulita e – vero o non vero – si è presentato da solo, senza partiti alle spalle, con una unica idea chiara. Sono il candidato che si riconosce nell’attuale alleanza che governa la Regione Sicilia. Giusto o sbagliato? E’ probabile che altri padrini (POLITICI, non pensate subito male) non dichiarati ce li abbia anche Fabrizo Ferrandelli. Se è così che stanno le cose, è stato abile a non spenderne nomi e a non mostrarli.

Ma quando lo capiranno i nostri politici delle “direzioni centrali” che le elezioni amministrative sono un’altra cosa? Che non si possono scegliere i candidati a Sindaco come si sceglie chi deve diventare Presidente di una Authority o di una Banca Centrale o di membro del CdA della Rai? Che poi anche in questo campo ce ne sarebbe da dire…… 😦

In caso di candidature multiple all’interno di uno stesso partito per le primarie sarebbe molto più saggio astenersi e dire “vinca il migliore”

Elisa