Archive | ottobre, 2013

sono soddisfazioni

30 Ott

Io mi accontento, non pretendo premi oscar o cose di questo genere, ma non sopporto i Dirigenti che mentono sapendo di mentire.
Se poi ci mettete una dose di cafonaggine innata, che anni di lavoro non sono riusciti a stemperare vi potreste trovare ad avere a che fare con gente che vi urla da una parte all’altra del corridoio “Beh insomma ste liste di pratiche le vogliamo fare scendere a zero si o no? Possibile che non ci si riesca a stare dietro”, non vi incazzereste un attimino? Hai un bello spiegare che le liste non sono statistiche ma giacenze al giorno ics, e che tu puoi esserti fatta il culo da lunedì a venerdì mattina per portarle a zero, e poi il dirigente della sede ics schiaccia un tasto e ti ritrovi ennemila pratiche da lavorare al venerdì sera, perchè così lui si è liberato delle Sue giacenze entro il fine settimana a Tuo discapito. La Dirigente che ik venerdì non ha un cappero da fare se non andarsi a controllare le liste, sa benissimo che le cose stanno così, ma la sceneggiata deve sempre fartela. E se tu ribatti, ti gira la schiena senza manco risponderti e se ne va….si perchè le piazzate le fa in corridoio, mica nel suo ufficio “faccia a faccia”.
Poi ci sono quelle occasioni che capitano una volta ogni tanto e ti ritrovi in ascensore tu con la tua Dirigente e un altro Dirigente di una Sede. E quest’ultimo alla ennesima piazzata dice rivolgendosi a me ma davanti alla Capa Cafona: “tu hai ragione, il tuo ufficio lavora benissimo, siamo noi che non riusciamo a stare dietro a tutto quello che dovremmo fare”.
Quando ce vo’ ce vo’
ELisa

uno non è famiglia

27 Ott

Sarà che oggi ce la stanno menando in tutte le salse sulla ennesima giornata della famiglia con interviste in Piazza San Pietro di padri e madri con tre o quattro pargoli al seguito che parlano ispirati manco avessero visto la Madonna, ma io che sono single e vivo sola con madre anziana a qualche chilometro di distanza che se ha bisogno di qualcosa non corre mica il Papa ad aiutarla mi sono francamente triturata le scatole di essere considerata invisibile e anche politicamente poco spendibile. Però le mie tasse non fanno schifo e se fai la proporzione tra TARES-RITENUTE-IRES ecc…. ne pago percentualmente anche più dei miei concittadini con prole…. Forse non me ne sono accorta ma devono aver ripristinato la tassa sul celibato di mussuliniana memoria… E se anche siete la classica e ormai statiscamente dominante italica famiglia “padre-madre- e un figlio virgola tre” (dove quel virgola tre forse sarà il cane o il gatto o un cosciotto di bimbo ma la statistisca usa le virgole anche su quello che è indivisibile :-p ) sconti pochi o nulla, assegni familiari scarsetti e se li mandate a scuola vi potrebbe toccare di pagare ben 150 euro al mese per la mensa scolastica come è capitato ad una ragazza che conosco perchè siete dei ricchi reddituari avendo un “lussuosissimo” alloggio con mutuo a seguito….
Sappiate che per essere considerati famiglie con sconto al seguito su tasse, servizi pubblici, e agevolazioni sulle graduatorie dovete essere almeno in cinque “padre-matre-tre pargoli”. Ma oggi è un lusso mica da poco mantenere a scuola tre figli.
La televisione ti fa vedere quelle idilliache famiglie con cinque figli e oltre tutti sorridenti e felici con papà che lavora, mamma che sta a casa, e figli che aiutano in casa, ecc… E vabbè se uno è votato al sacrificio, siamo mica tutti uguali!!!!
Ma quante sono? Pochissime, penso con percentuali che non superano le dita di una mano….
Anche sulla famiglia vale la legge dei grandi numeri: facciamoci belli con gli aiuti alla famiglia tutta prole e focolare, tanto il 95% degli italiani o non ha figli o al massimo sono tre in casa. Ma i nonni, i vedovi-vedove, i single, i giovani senza figli, le coppie che convivono, i figli unici, sono fantasmi? Però che bravi i fantasmi italiani: pagano le tasse!
Elisa

Noi che si era la Cina

17 Ott

UIn aggiunta al dibattito tra Economa e Anonimo penso che ci siano da dire alcune cose che loro hanno già sottolineato
Siamo un Paese il cui decollo economico si è basato praticamente su due fattori, a mio avviso. Una industria medio-piccola portata avanti da imprenditori, per carità che si facevano e si fanno un mazzo notevole, ma che basano la loro redditività prevalentemente sul contenimento dei costi di produzione, costo del lavoro in primis. Una classe operaia con una bassa scolarità che dopo la scuola dell’obbligo o giù di lì già entrava in fabbrica che cercava prevalentemente personale poco specializzato e a basso costo. In tempo di vacche grasse chi te lo faceva fare di studiare come un matto quando il lavoro era a portata di mano? Nel Nord-Est dove vive Economa ne sanno qualche cosa. Poi c’erano e ci sono poche multinazionali che investivano anche per l’esportazione (FIAT ad esempio) peccato che avessero puntato alla lunga su un prodotto altamente inquinante (auto e acciaio in primis) e che una volta saturato il mercato non è che uno può cambiare la macchina tutti gli anni!…. e poi i concorrenti sono tanti e diciamocela anche con prodotti migliori. Aziende che però nei momenti bui hanno munto tutto il mungibile allo Stato Italiano in termine di ecoincentivi, Cassa Integrazione rinnovata all’infinito, prepensionamenti, ecc…. sputano spudoratamente sul piatto dove si è mangiato come fa Marchionne & C. per rivolgersi solo verso i mercati altamente remunerativi. Questo suona un cicinin ipocrita. Laciando poi alle spalle una scia di aziende dell’indotto in crisi e capannoni vuoti. Fatevi un giro nei dintorni di Torino.
E ci sono una innumerevole dose di imprenditori della lippa che drogano il mercato con tangenti e bustarelle a politici e amministratori dicendo che “poverini o così o non si lavora”…. In Germania non mi sembra muoiano di fame, tanto per dire! E gli imprenditori che “prendi, porta a casa e poi scappa” utilizzando tutti i soldi messi sul tavolo dai Governi nel corso dei decenni sotto forma di finanziamenti al Sud e poi anche al Centro e al Nord che, chiedono il finanziamento per aprire una azienda, costruiscono un capannone ci mettono a lavorare un po’ di gente, prendono i soldi e dopo poco tempo dichiarano fallimento alle parole “qui non si può fare impresa, la criminalità ci distrugge, la burocrazia ci ammazza, la concorrenza sleale della Cina ci rende fuori mercato”. Se volevate ve lo dicevo io gratis.
E infine c’è la Crimninalità Organizzata, la più efficiente impresa che ci sia, ormai e che prospera grazie, sia alle collusioni con la Politica, ma anche con molta della nostra imprenditoria italiana.
Insomma questo per dire che mi sarei incazzata alquanto a questo tiro al bersaglio sulla Pubblica Amministrazione che non lavora, che spreca i soldi dei cittadini e sui dipendenti nullafacenti, ecc come unico male del Paese. In una cosa la Pubblica Amministrazione è stata colpevole: non aver impedito che tanti pseudo-imprenditori buttassero nel cesso i nostri soldi sotto forma di finanziamenti a fondo perduto, crediti di imposta, agevolazioni previdenziali, ecc… finiti i quali senti dire “eh, come si fa a fare impresa, lo Stato non ci aiuta!”. Ma camminare un pochetto con le proprie gambe o cambiare semplicemente mestiere?
Un plauso invece a tutte quelle vere imprese che investono in innovazione, assumono giovani laureati, fanno ricerca, rischiando in proprio ecc..
Elisa

il breadwinner

11 Ott

Dicasi breadwinner, colui che porta il pane a casa per il sostentamento della famiglia. In un sistema economico industriale di tipo tradizionale si individua normalmente con l’uomo padre e marito e la donna normalmente o a casa ad accudire la famiglia o con una occupazione diciamo “marginale” rispetto ai bisogni della famiglia. Non so quanti di voi avranno sentito dire di una donna sposata come se fosse una cosa bella “lei si che è fortunata! Il marito è benestante ha un buon lavoro e può mantenerla come una vera signora!”
Io provengo da una famiglia dove tutti – uomini e donne – hanno sempre lavorato. I bisnonni/e lavoravano tutti/e i miei nonni/e erano commercianti e mia madre non ha mai pensato un solo secondo di stare a casa a fare la madre di famiglia, per cui questi discorsi mi hanno sempre trovata un po’ contrariata: l’indipendenza economica dal padre o dal marito è un valore irrinunciabile, la vita non sai mai cosa ti riserva e (divorzi, vedovanze, salute, ecc…) poi vuoi mettere la soddisfazione di gestirti i “tuoi” soldi, il “tuo” stipendio?
Tutto questo per introdurre la seguente osservazione da ” storie da macchinetta del caffè”. Molte mie colleghe hanno mariti con lavori autonomi o nel settore privato e per anni i consorti hanno visto lo stipendio della moglie come un di più, un accessorio rispetto al reddito familiare. Qualche marito l’ho sentito io con le mie orecchie in occasione di cene o altri incontri dire “beate voi che lavorate nel pubblico e che “non vi stressate-uscite quando volete”. Vabbè
E’ un po’ di tempo ormai che le cose si sono drammaticamente rovesciate e ora le breadwinner sono le mie colleghe o perchè i mariti hanno perso il posto di lavoro (situazioni più estreme e drammatiche ma che non mancano) o perchè hanno diminuito il loro giro di affari.
E i mariti come reagiscono? Andando in depressione, avendo attacchi di panico, diventando anche aggressivi e pericolosi (ho raccolto qualche piccola confessione). Mariti che invece di essere grati alle loro mogli di lavorare di contribuire al menage familiare e farsi carico della famiglia, sembrano quasi prendersela con loro.
Risultato: colleghe stressate e preoccupate perchè oltre ai figli da mandare a scuola, i genitori anziani, la casa da gestire ora hanno anche il marito depresso e nervoso.
Bella situazione di merda.
Scusate il francesismo

Come ti distribuisco il lavoro

2 Ott

Una mia collega di una sede mi chiama per sapere se sia solo lei a lavorare determinate pratiche o anche altre sedi si diano da fare come lei. Io resto lì per lì un po’ interdetta dalla domanda e poi ragiono che in effetti lei “produce” molto e altre sedi “latitano”…. Le rispondo “magari ne hanno meno da lavorare…” ma ho i miei dubbi in realtà
ça questione vera dopo poco salta fuori: causa spending review tra una crisi di Governo e l’altra hanno accorpato delle sedi territoriali del nostro Ente….accorpando anche gli obiettivi di lavoro da raggiungere. Tutto bene fino a quando ci sono colleghi che lavorano con la stessa lena, ma se uno si fa il mazzo e l’altro nisba, potete capire che a chi lavora rompe un po’:
1) o non raggiungere l’obiettivo di lavoro e quindi non ottenere il premio di risultato in busta paga perchè il collega dell’altra sede gemella non fa nulla
2) oppure prendere lo stesso premio in busta paga del collega fancazzista.
Il problema è che se la collega che mi stava interpellando andasse a parlare con il suo Dirigente dicendo “io mi faccio il mazzo anche al posto del/la collega ics che non fa un piffero” lo scenario che si prospetta è normalmente il seguente:

1) im prima battuta il Dirigente convoca il capo ufficio del/la fancazzista e lo/a invita a stare attento/a al lavoro da svolgere. Il capo ufficio parla con il (da noi spesso la) fancazzista che tira fuori “la mammma malata. gli acciacchi dell’età, la famiglia, ecc…”. Il capo ufficio torna dal Dirigente e dice che in pratica non sa cosa fare e ha bisogno di una mano, sennò salta anche il suo premio di risultato in busta paga.
2) Arriva la fine dell’anno, gli obiettivi languono e anche il premio in bustapaga dello stesso Dirigente che cuba molto più del mio e di quello di altre dieci colleghe/i in media messe insieme
3) il Dirigente chiama la collega che-si-fa-il-mazzo e le dice: “già che tu sei tanto brava e organizzata da lavorare in tempo tutte le tue pratiche, ti abilito perchè tu possa lavorare da remoto anche le pratiche della collega fancazzista che, poverina, ha-la-mamma-malata-è malata-la famiglia….

…credetemi che conoscendo la mia collega sbraiterà per un paio di giorni ma poi si farà il mazzo per due perchè ha la coscienza che dietro quelle pratiche ci sono persone che hanno bisogno….

Lo so perchè ci casco sempre e puntualmente anche io 😦
Elisa