Noi che si era la Cina

17 Ott

UIn aggiunta al dibattito tra Economa e Anonimo penso che ci siano da dire alcune cose che loro hanno già sottolineato
Siamo un Paese il cui decollo economico si è basato praticamente su due fattori, a mio avviso. Una industria medio-piccola portata avanti da imprenditori, per carità che si facevano e si fanno un mazzo notevole, ma che basano la loro redditività prevalentemente sul contenimento dei costi di produzione, costo del lavoro in primis. Una classe operaia con una bassa scolarità che dopo la scuola dell’obbligo o giù di lì già entrava in fabbrica che cercava prevalentemente personale poco specializzato e a basso costo. In tempo di vacche grasse chi te lo faceva fare di studiare come un matto quando il lavoro era a portata di mano? Nel Nord-Est dove vive Economa ne sanno qualche cosa. Poi c’erano e ci sono poche multinazionali che investivano anche per l’esportazione (FIAT ad esempio) peccato che avessero puntato alla lunga su un prodotto altamente inquinante (auto e acciaio in primis) e che una volta saturato il mercato non è che uno può cambiare la macchina tutti gli anni!…. e poi i concorrenti sono tanti e diciamocela anche con prodotti migliori. Aziende che però nei momenti bui hanno munto tutto il mungibile allo Stato Italiano in termine di ecoincentivi, Cassa Integrazione rinnovata all’infinito, prepensionamenti, ecc…. sputano spudoratamente sul piatto dove si è mangiato come fa Marchionne & C. per rivolgersi solo verso i mercati altamente remunerativi. Questo suona un cicinin ipocrita. Laciando poi alle spalle una scia di aziende dell’indotto in crisi e capannoni vuoti. Fatevi un giro nei dintorni di Torino.
E ci sono una innumerevole dose di imprenditori della lippa che drogano il mercato con tangenti e bustarelle a politici e amministratori dicendo che “poverini o così o non si lavora”…. In Germania non mi sembra muoiano di fame, tanto per dire! E gli imprenditori che “prendi, porta a casa e poi scappa” utilizzando tutti i soldi messi sul tavolo dai Governi nel corso dei decenni sotto forma di finanziamenti al Sud e poi anche al Centro e al Nord che, chiedono il finanziamento per aprire una azienda, costruiscono un capannone ci mettono a lavorare un po’ di gente, prendono i soldi e dopo poco tempo dichiarano fallimento alle parole “qui non si può fare impresa, la criminalità ci distrugge, la burocrazia ci ammazza, la concorrenza sleale della Cina ci rende fuori mercato”. Se volevate ve lo dicevo io gratis.
E infine c’è la Crimninalità Organizzata, la più efficiente impresa che ci sia, ormai e che prospera grazie, sia alle collusioni con la Politica, ma anche con molta della nostra imprenditoria italiana.
Insomma questo per dire che mi sarei incazzata alquanto a questo tiro al bersaglio sulla Pubblica Amministrazione che non lavora, che spreca i soldi dei cittadini e sui dipendenti nullafacenti, ecc come unico male del Paese. In una cosa la Pubblica Amministrazione è stata colpevole: non aver impedito che tanti pseudo-imprenditori buttassero nel cesso i nostri soldi sotto forma di finanziamenti a fondo perduto, crediti di imposta, agevolazioni previdenziali, ecc… finiti i quali senti dire “eh, come si fa a fare impresa, lo Stato non ci aiuta!”. Ma camminare un pochetto con le proprie gambe o cambiare semplicemente mestiere?
Un plauso invece a tutte quelle vere imprese che investono in innovazione, assumono giovani laureati, fanno ricerca, rischiando in proprio ecc..
Elisa

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4 Risposte to “Noi che si era la Cina”

  1. Shunrei 18 ottobre 2013 a 9:30 am #

    Due fatterelli che ho a portata di mano e che supportano un paio di passi del tuo post:

    – da tre giorni, la ditta del Consorte è in cassa integrazione fino a metà gennaio. Di nuovo. Nel senso che minimo sei mesi l’anno, da 3 (4?) anni si mettono in cassa integrazione. poi ai (3) dipendenti (il resto dell’organico è costituito da 2 padroni, un collaboratore esterno e stagisti…) fan fare quel minimo di cassa per poter dire “L’abbiam fatta!”, e via di seguito… un’amica mi ha spiegato che in questo modo è per motivi meramente fiscali: se sei in casse integrazione, puoi avere sbilanci in bilancio (permettimi il gioco di parole) e puoi non essere congrui negli studi di settore senza che il fisco possa romperti le balle. Io ti dico solo che al primo annuncio di cassa del Consorte ci rimasi talmente male e mi preoccupai al punto da piangere: all’epoca lavoravo e non avevamo figli. Ora ormai la prendo con lo spirito del tipo “Ah, son finiti i sottaceti. Vabbè, sabato li compriamo”… e sono a casa disoccupata e con una bimba di due anni. Sarà da incoscienti, ma sennò come si campa?

    – proprio al civico accanto alla ditta del Consorte, c’era una ditta che lavorava legnami. Da decenni. L’anno scorso, durante il weekend (lavorazione ferma, gli operai tra l’altro in quel periodo erano… toh? in cassaintegrazione!!), scoppiò un incendio: i danni te li lascio immaginare. Immobile sotto sequestro con sigilli, che in questi casi partono le indagini del Tribunale (la cosa sembrava poco chiara… però…? ma dai…? vuoi proprio…?). Durante il sequestro, c’è stato un furto: nottetempo, son stati portati via computer e quel po’ di attrezzature negli uffici non raggiunti dalle fiamme (e anche lì: “cavolo, già che hai i sigilli e tu non puoi andare in ditta, ti rubano anche la roba!…”). Insomma, la situazione era ancora più nera: sembrava proprio che non sarebbero riusciti a riaprire. Però… Te la faccio breve: poche settimane fa il titolare s’è fatto uccel di bosco. Pare sia proprio sparito, filato all’estero chissà dove e chi s’è visto s’è visto. E allora l’incendio doloso prende un’altra prospettiva. E allora anche il furto prende un’altra piega. E quelli fregati alla fine son soltanto i dipendenti (una ventina, se non ho capito male).

    • Shunrei 18 ottobre 2013 a 9:31 am #

      P.S. scusami per il papiro! 😛

      • sportelloutenti 18 ottobre 2013 a 2:02 pm #

        Figurati, puoi scrivere quanto vuoi!!!
        Di strani furti e incendi ne ho sentiti anche io e capisco quegli operai che in periodi di ferie, notturni, week end, presidiano la fabbrica, giusto per non trovarsela trafugata, chissà da chi…..
        Credo che qui da noi in Piemonte sulla fantasia nell’uso della Cassa Integrazione possano dare lezioni all’Univesità 😦
        Baci
        ELisa

  2. sherazade 18 ottobre 2013 a 2:24 pm #

    Le piccole e medie imprese sono sempre state in Italia quelle pressocchè a gestione famigliare con un massimo di 20/30 dipendenti (spesso parenti) che a volte eccellono anche all’estero per la particolarità dei loro prodotti. Sono state la colonna portante e il fiore all’occhiello dell’Italia. Fare innovazione e reinvestire capitali (piccoli capitali bloccati o in credito dalla PA che non paga) le ha rese agonizzanti se non spazzate via e i titolari si suicidano. Le grandi mprese cavalcano l’assistenza e usufruiscono senza alcun costrutto di fondi e agevolazioni. E vedrai se l’Alitalia -PRIVATA da sei anni – gira gira non troverà fondi statali, ci ha provato con PosteItaliane ma l’inghippo è stato bloccato. Fiat, altro dell’esempio. Cassintegrati a spese dello Stato e proventi e fatturato all’estero ma no! pare che a Torino verrà prodotto un SUV di ultima generazione!!! E Siccome i più fortunati si troveranno circa 14 euro in più in busta paga, le vendite andranno alla grande anche se la benzina aumenterà, as usually!

    sheranoncivohlioviverepiùnelpaesedeicampanelli

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