leggi alla voce co-abitare

3 Dic

O co-housing come va di moda oggi.
Sono reduce da una mattinata di Convegno su co-ederly che non sarebbe una parolaccia ma una forma di co-housing studiata per chi si avvicina all’età del “casa-spesa-passeggiata ai giardinetti-orto”, perchè a quanto pare, a sentire gli esperti, agli anziani pensionati potrebbe interessare solo giocare a carte, chiacchierare dei “bei tempi che furono”, cucinare insieme e “darsi all’orto o al giardinaggio”. Chissà perchè esiste questa idea che una che a malapena si prepara un piatto di spaghetti o una fettina in padella e che l’unica piantina che riceve annualmente in regalo riesce a farla stecchita nel giro di pochi mesi, all’improvviso, una volta scoccata l’età del “non me tocca più alzarmi e andare al lavoro” dovrebbe diventare un espserto di rose e ortaggi e imparare a maneggiare padelle e fornelli da far invidia a tutte le Parodi d’Italia. Questo pensavo mentre stamattina ascoltavo le pioniere svedesi e inglesi del cohousing, quelle che da quarant’anni hanno fatto della condivisione di spazi e attività casalinghe con altre persone una filosofia di vita. Pare che da quelle parti abbiano rischiato la rottura per litigi sul colore delle tende del salotto!!!
Non ci sono andata perchè presa da un attacco di masochismo, ma perchè sto incominciando a pensare come trascorrere la mia vecchiaia, se non schiatto prima e allora amen tutto risolto, senza dover rompere le scatole e stare sulle croste a dei nipoti che, probabilmente, abiteranno in Australia o in Sudamerica o chenessòiodove…. Insomma giusto per vedere come posso garantirmi una vecchiaia serena, confidando in uno stato di salute abbastanza buono. Se poi mi verrà l’alzheimer, bhe non capirò più nulla…
Insomma anche sul co-housing la differenza tra italiani e nord-eropei si staglia alla grande, perchè noi:
a) diamo per scontato che a occuparci di noi siano sempre e comunque parenti e figli e quindi che bisogno abbiamo di andare a cercarci una sistemazione alternativa.
b) siamo per l’80% proprietari dell’alloggio dove viviamo e ce tocca maneenere i figli disoccupati-precari-bamboccioni fino quasi al “loro” pensionamento, gli lasciamo l’alloggio e dobbiamo pure pensare di non creare problemi alla prole una volta anziani?
c) ma si, saremmo pure disponibili a convivere con un coetaneo/a simpatico e che non rompa troppo, ma “non abbiamo un secondo bagno da dividere e quindi non se ne parla”
Insomma o sei solo/a senza nessuno al mondo, o il problema noi italiani non ce lo poniamo.
Per ora le poche esperienze di co-housing esistenti sono fatte su iniziativa dei Comuni, con palazzine ristrutturate e date in gestione a cooperative o associazioni non-profit. Sono gestioni miste che mettono insieme, mamme scappate di casa con i figli da mariti violenti, sfrattati che hanno perso il lavoro e non possono permettersi l’affitto, giovani che altrimenti non potrebbero andarsene da casa, stranieri extracomunitari con prole a seguito e anziani singoli o in coppia in lista per un appartamento di edilizia pubblica e quindi “ciccio o ti prendi quello in co-housing o arrivederci e grazie”.
Ho deciso da che parte stare: quando andrò in pensione metterò su una cooperativa….
Elisa

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