i tempi delle donne

23 Feb

Probabilmente quanto sto per scrivere non piacerà alle lettrici di questi post, soprattutto se dotati di marito e prole, ma è quello che io penso….
Premetto che mia madre è una femminista della prima ora, di quelle che negli anni settanta scendeva in piazza per divorzio-cotraccezione-legge 194-parità assoluta-lotta alla violenza alle donne…. e così via. Ha militato da femminista nel “Glorioso Partito” quello di Togliatti-Longo-Berlinguer…. insomma all’epoca falce e martello a gogo…oggi Renzi ma di acqua sotto i ponti ne è passata 😦
Vabbè: un discorso che ho sentito spesso fare da mia madre è quello relativo ai tempi delle donne tra lavoro e cura della famiglia che devono avere pari peso e pari diritti e MAI essere in contrasto o sovrapporsi. Una donna che lavora ha diritto (o dovrebbe avere) a tutti quei servizi che le permettano di portare avanti contemporaneamente una famiglia con figli e marito (oltre a un marito collaborativo e che divida i compiti con lei, ma qua il discorso si farebbe lungo): asili nido, scuole materne, servizi per l’infanzia, trasporti comodi, orari flessibili quando i bimbi sono piccoli, ecc… Ma mia mamma era anche molto tassativa nel sostenere che mai e poi mai per poter ovviare alla mancanza dei servizi di cui sopra si dovesse puntare sulla riduzione dell’orario di lavoro o sulla rinuncia al lavoro retribuito o simili…
Insomma se stai in ufficio, stai in ufficio e io Stato ti garantisco tutto quello che ti serve per accudire il o i pargoli dall’asilo o al permetterti di detrarre dalle tasse la spesa della baby sitter, come accade ad esempio in Francia, dove le detrazioni per le spese familiari sono serie e non quella sottospecie di presa in giro che abbiamo noi in Italia.
Tutto questo per spiegare la mia contrarietà alla concessione da parte del mio Ente alle neomadri della possibilità di telelavorare da casa per accudire i pargoli ancora piccoli, che poi ti capitano scene come quella che è capitata l’altro ieri a me su di una pratica che comportava il pagamento di una somma di denaro in favore di una signora che non andava a buon fine perchè mal gestita da una mia collega in telelavoro. Io la chiamo e la sento parlare con voce di oltre tomba “sai il bimbo sta dormendo e non vorrei svegliarlo”
io: “a nom sapevo fossi a casa se vuoi chiamo più tardi”
collega”No, dimmi pure, si è vero mancano alcune cose ma sai, per me è un po difficile passare in ufficio…”
io:”allora chiamo la tua collega in ufficio e chiedo a lei”
collega”No, no aspetta le mando una email io….! a questo punto si sente un urto e una imprecazione e poi la mia collega mi fa. “scusa ma mio figlio stava cercando di fiondarsi giù dalla culla, aspetta che lo prendo un attimo ma tu continua pure a spiegarmi”
Beh, provate voi a parlare con un bimbetto che oltre a essere un papabile campione di tuffi secondo me potrebbe candidarsi per la carriera da Tenore, visti i polmoni che ci mette nell’urlare, prima sfondandomi i timpani e poi rosicchiando, mi è poi stato detto dalla collega mamma, la cornetta del telefono….
A quel punto chiudo la telefonata, saluto mamma e bimbo e vedo di aggiustarmela per i fatti miei, senza chiedere alla collega “non neomamma” rimasta in ufficio, che essendo rimasta da sola a presidiare il servizio, del “telelavoro” ne pensa il peggio, del peggio e fosse per lei saremmo un paese a “crescita sottozero”.
Elisa

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Una Risposta to “i tempi delle donne”

  1. katherine 25 febbraio 2014 a 10:02 pm #

    Ahahahahah! Ricordo le mie colleghe, anni fa, che venivano a correggere i compiti a scuola perché a casa i bimbi piccoli non permettevano loro di farlo. In effetti, lavorare a casa è praticamente impossibile quando ci sono bimbi piccoli, a meno che non dormano!

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