quando i partiti controllavano le preferenze

1 Giu

Parlando con una collega che, evidentemente, ma vista l’età ho i miei dubbi, non votava ai tempi della prima repubblica, mi sono ricordata di come già la mia generazione – quella arrivata al voto trent’anni fa – smise di ascoltare le indicazioni di voto date dai partiti. E parlo di giovani cresciuti a pane e politica, iscritti a movimenti giovanili già a 14 anni, siano stati cattolici, comunisti, socialisti, ecc.. Io mi ero iscritta alla Federazione Giovanile Comunista. Eh si, ho il marchio della brutta e cattiva che tanto piace a Berlu & C. !
Militavo in un contesto dove quando si era sotto elezioni si passavano pomeriggi a completare a penna migliaia di facsimili di schede elettorali con numeri che indicavano preferenze, e a distribuirli a iscritti, simpatizzanti, elettori. I giochi venivano decisi alla fonte: chi doveva essere eletto, come – se primo degli eletti, secondo ecc…e dove. Due legislature al massimo e poi a casa. E tra i papabili da eleggere c’era sempre il “ligio funzionario di partito” Quello che lavorava alle dipendenze, prima come segretario di sezione di quartiere, poi federazione cittadina, provinciale…. Alla fine veniva candidato per essere eletto in Comune o in Provincia o in Regione e, se particolarmente brillante e capace, direttamente a Roma… Per premiarlo, per assicurarsi eletti fedeli e manovrabili e, elemento tutt’altro che secondario, far entrare soldi in cassa. Si perché il bravo eletto versava la sua diaria direttamente al Partito… altro che cinquestellati e il loro restitution day!
Anni da ragazzina decenne in poi a compilare facsimili e quando arrivò il mio turno di voto perché maggiorenne: “col cazzo che io do il mio voto a quell’imbecille solo perché me lo dice il mio segretario di sezione!” lo dissi di fronte a un gruppo di anziani compagni allibiti. Lo feci io e lo fecero anche tanti altri miei coetanei. Tutti i giovani iscritti si rifiutarono di fare campagna elettorale a favore di alcuni “presunti eletti” perché considerati troppo appiattiti e obbedienti e privi di autonomia decisionale e troppo retrogradi.
Ecco come incominciò a franare un sistema che durava da decenni. A distanza di 30 anni i vari D’Alema, Cuperlo, Bindi non se ne sono ancora dati pace. Sarà per questo che preferisco il giovane ex-scout di Firenze? Almeno lui non sembra farsi troppe illusioni.
Elisa

Annunci

6 Risposte to “quando i partiti controllavano le preferenze”

  1. sherazade 1 giugno 2014 a 3:44 pm #

    Non ho capito bene il tuo ragionamento.
    Nel Pci da sempre ogni eletto si è autotassato del 30% per mantenere i dipendenti dei regionali e delle sezioni e per i convegni e per i centri studi, Che poi le cose siano andate alla deriva è un altro fatto. Che siano venuti fuori fatti incresciosi anche nel mio partito me ne vergogno. A volte non ho votato i pre-scelti ma qualcuno più nelle mie corde.

    sherazadebuonlunedì

    • sportelloutenti 2 giugno 2014 a 4:15 pm #

      Il mio ragionamento scaturiva da uno scambio di opinioni con una collega non di primo pelo che faceva come direbbe mia nonna “l’oca giuliva” per giustificare il suo voto cinquestellato e il suo livore contro il 41% del PD, Lei ce l’aveva con l’impossibilità di dare preferenze alla politiche come se, appunto, quando si poteva i nomi non fossero già ampiamente decisi a livello centrale (non solo nel PCI, certamente) E mi è venuta in mente quella assemblea infuocata dove io e altri miei coetanei appunto esplicitammo (in modo alquanto colorito) che noi le “indicazioni” non le avremmo seguite. Pare che farlo era un conto, dirlo in pubblico un altro
      Baci
      ElisacheafinegiugnovieneaRoma 🙂

      • sherazade 2 giugno 2014 a 5:03 pm #

        🙂 da qua devi passare
        sherabbraccicalducciesoleggiati

  2. Locomotiva 2 giugno 2014 a 7:56 am #

    Si potrebbe aggiungere che, ai tempi delle preferenze, queste liste precompilate di gente da eleggere non erano solo ‘suggerite’: con giochi di numeri e posizione delle preferenze sulle schede, lo scrutatore verificava che ogni nucleo familiare avesse effettivamente votato come ordinato la sezione.
    Certo, in alcune zone ‘rosse’ poi c’era un ritorno: Il Partito mamma dispensava agli obbedienti figlioli elettori lavoro, case, efficienza.

    Con il che, vennero elette persone degnissime e fatte cose ottime, con questo sistema: ma poi il sistema è diventato Sistema, si è preferito l’Apparatčik di provata fede alla persona di idee, la stabilità, la burocrazia, il sistema chiuso in se stesso.
    Si è staccato l’Apparato dal Reale, le regole interne son diventate sempre più misteriose, e da lì al grande pappone tra interessi di bottega-partito e bottega-cooperativa il passo è stato tutto sommato breve.
    Credo che sia in un certo senso fisiologico, che una organizzazione quando diventa grossa si sclerotizzi: anche se fa certo più effetto vedere un partito dei Lavoratori che si dimentica dei Lavoratori piuttosto che un Apple che da gruppetto di cazzari in un garage diventa holding.

    Io non so, se dal punto di vista ideologico, sarebbe bello tornare ad una ‘militanza’. Così a spalle, preferisco una aderenza morbida ad una scuola di pensiero (socialdemocratica, nel caso di Renzi) con cui affrontare i problemi per quel che sono, e non per quello che si pretende dovrebbero essere (vedi la rigidità di idee della CGIL).

    • sportelloutenti 2 giugno 2014 a 4:23 pm #

      Mi sarebbe piaciuto abitare in una di quelle regioni amministrate da giunte di sinistra superefficienti con un welfare da fare invidia agli svedesi 🙂 e probabilmente non mi sarei sognata di discutere il “sistema” delle preferenze. Ma sono cresciuta in una regione bianca che manco la candeggina potrebbe fare meglio e dove il voto di sinistra era voto contro e potere poco (il primo sindaco di sinistra arrivò con il PDS anni novanta, ad esempio)
      Sono anche cambiati i tempi, le regole della economia più globalizzata (la CGIL non lo ha ancora capito, hai assolutamente ragione Locomotiva 🙂 ) e governare con i vecchi metodi “accentratori” non è più possibile. Ormai si deve tornare alle deleghe che partono dal basso e che non sono più determinate e determinabili
      A proposito come procede la nuova attività?
      Baci
      Elisa

      • Locomotiva 2 giugno 2014 a 9:34 pm #

        Non procede.
        Si attendono carte e permessi dalla pubblica amministrazione.

        Io avevo un amico appena sopra Prato, zona rossa ma rosso bulgaro – e sentivo il su’babbo, sugli ottant’anni, concionare sconvolto con un coetaneo di “questi” che facevano la festa dell’Unità ma venivano da via e poi quando hai bisogno di una casa…
        “Questi” erano, allora, quegli alieni del PDS.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: