Una guerra due nonni

6 Lug

Sono stata a visitare la mostra romana al Vittoriano sulla Grande Guerra, se avete l’opportunità di passare da quelle parti andate a visitarla. Vale la pena. Ci sono i diari, le lettere dei soldati, le sentenze dei tribunali italiani nei confronti di quelli che avevano voglia di fare tutto fuorchè andare a rimetterci le penne al fronte, i documenti ufficiali dei trattati di alleanza, i telegrammi tra le ambasciate. Insomma troverete le due guerre: quella di chi la dirigeva dai palazzi tutti marmi e broccati e quelli che la vivevano, tutto freddo e paura, messi uno contro gli altri. I miei nonni ad esempio…. Il nonno materno finì, per sua fortuna, nelle retrovie a gestire le comunicazioni telegrafiche tra il fronte e gli uffici centrali, spesso in licenza a casa. Siccome era un fotografo dilettante molto capace, ho un albun pieno di sue fotografie di una guerra fatta di pose, sorrisi, trattorie, stazioni. A vederle sembra di trovarsi alle grandi manovre e non alla Guerra…. Finì in ospedale anche lui, tra i feriti e i mutilati, ma perchè si beccò la febbre spagnola e, per fortuna, ne uscì indenne, superando la famigerata settima giornata. Insomma nella sfiga ebbe culo…. Non fu mai un rivoluzionario, non certo uno di destra, non aderì mai al fascismo, ma un abile navigatore come il 90% degli italiani, attento a garantire tranquillità e un minimo di benessere alla sua famiglia nei tempi magri del fascismo e della seconda guerra mondiale….
Il nonno paterno, era socialista, anti-interventista, pacifista e quando venne chiamato alle armi, tempo qualche giorno, si trovò a complottare insieme ad altri commilitoni per uccidere il capitano che urlava e dava ordini….. Quello italiano, non quello austriaco, perchè, raccontava “la gente mica aveva voglia di andare a morire, e se non scappava era perchè doveva scegliere tra l’essere ucciso dalle armi nemiche o dalla pistola del suo ufficiale.” Insomma la congiura venne sventata e lui, a differenza di altri suoi commilitone, non venne passato per le armi, ma fu arruolato fra gli “avanguardisti”. Quelli che al momento dell’attacco alle trincee nemiche, venivano mandati avanti per prima. Morte “quasi sempre” assicurata. Anche lui ebbe culo…ma un po’ più scorticato….
La sua fu una guerra ben diversa, fatta di fame, freddo e paura…. e rabbia….
Riportò a casa la pellaccia e una avversione enorme verso le autorità….italiane. Rimase fedele alle sue idee socialiste e repubblicane…
Ebbe anche le sue grane ai tempi del fascismo.
Insomma tra le foto dei soldati sorridenti dei soldati vicino al treno in partenza per il fronte avrei potuto vedere la faccia del nonno materno….
… e tra quella dei soldati italiani sporchi e ricoperti di stracci delle trincee, il nonno paterno….
Tante storie, tante vittime, ma saranno servite?
Elisa

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11 Risposte to “Una guerra due nonni”

  1. sherazade 6 luglio 2014 a 1:56 pm #

    Cara Elisa
    ben tornata.
    Il sacrificio di tanti uomini è assolutamente servito per mostrare l strada per costruire i valori fondamenti della democrazia che oggi sperperiamo i curanti.
    sheralmarefinoadomani
    ps ma Frida?

    • sportelloutenti 7 luglio 2014 a 4:15 pm #

      Visitata il giorno dopo: bellissima anche quella, se vinco la pigrizia ci faccio un post 🙂
      Elisainvidiosaperchèquidiluvia

      • sherazade 7 luglio 2014 a 10:19 pm #

        😉 veni vidi vinci…daje!

  2. Shunrei 7 luglio 2014 a 1:28 pm #

    Ecco una mostra che piacerebbe tanto anche a me visitare… ma mi sa che mi tocca accontentarmi del tuo racconto! 😦
    Sono molto legata a quel periodo storico, la 1^ Guerra Mondiale è stato l’argomento di storia che ho portato all’esame di 5^ elementare (quando ancora si faceva l’esame in 5^ elementare)… e il motivo di questa scelta è stato che ha coinvolto anche entrambi i miei nonni.
    Quello paterno, classe 1890, in prima linea e fu fatto prigioniero durante la ritirata di Caporetto (ancora adesso ammetto che mi vengono i brividi, quando la sento nominare… anche perchè, a detta di mio padre, è stato a causa dei postumi della prigionia in Jugoslavia che poi è finito col morire nel 1939, quando mio padre aveva 3 anni).
    Quello materno, classe 1901, non la combattè effettivamente (mi pare che gli ultimi arruolati furono appunto i celebri “ragazzi del ’99”), ma si “arruolò” volontario per scavare le trincee e tirar su qualche soldo da mandare alla famiglia.

    • sportelloutenti 7 luglio 2014 a 4:14 pm #

      Shunrei: ti riporto il sito dove gli stessi documenti della mostra, più tanti altri implementati di volta in volta, sono caricati. Così se non riesci ad andare a Roma almeno puoi visionare la documentazione fotografica, i documenti e quanto altro
      Baci
      Elisa
      http://www.14-18.it/

      • Shunrei 7 luglio 2014 a 8:06 pm #

        Grazie, sei stata gentilissima! 🙂
        E poi… spero non ti dispiaccia, ma questo tuo post mi ha dato un’idea su cui sto rimuginando per scrivere qualcosa anche “a casa mia”. Se ne esce fuori qualcosa di “pubblicabile”, magari ti faccio sapere (come minimo per ringraziarti dello spunto)!

  3. lanoisette 8 luglio 2014 a 4:21 pm #

    che bellissima storia familiare!

    • sportelloutenti 8 luglio 2014 a 4:40 pm #

      Grazie Professoressa 🙂
      Come va la caviglia? Spero guarisca presto
      Elisa

  4. Shunrei 28 luglio 2014 a 8:54 am #

    Ciao! Volevo dirti che oggi sono riuscita a pubblicare il post che mi avevi ispirato con il tuo… non è riuscito bene come il tuo, ma mi sembrava giusto ringraziarti per l’idea che mi hai dato! Spero non te ne avrai a male se ho ripreso il tuo titolo, ma era talmente azzeccato che non mi è venuto in mente nulla di migliore…
    http://gitementali.wordpress.com/2014/07/28/una-guerra-due-nonni-cit-elisa/

    • sportelloutenti 28 luglio 2014 a 5:06 pm #

      Ma ci mancherebbe 🙂
      Come vedi io ho copiato la tua copiatura
      Elisa

Trackbacks/Pingbacks

  1. Una guerra, due nonni (cit. Elisa di SportelloUtenti) | Gite Mentali - 28 luglio 2014

    […] seconda è stata questo post di Elisa sul suo blog SportelloUtenti… e mi scuso con lei se ho biecamente copiato/citato […]

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