Signore delle Cime

28 Lug

Andate a leggere il bellisimo post di http://gitementali.wordpress.com sulla Sua guerra 15-18 e sui Suoi nonni. Ho anche scoperto che i nostri nonni paterni si chiamavano entrambi Pietro, anche se in teoria il mio di nonno all’anagrafe risultava come Pasquale. Lo scoprì a sei anni, quando andò a scuola. Una volta si partoriva in casa, con una levatrice, e in campagna non sempre si andava subito in città a registrare all’anagrafe i figli, e si rimediava in qualche modo prima o poi. La bisnonna incaricò un ragazzo che andava in quei giorni in paese e scrisse o disse a voce il nome, Pietro. Ma arrivato in paese il ragazzo si dimenticò come doveva registrarlo e, dato che si era sotto Pasqua, lo registrò con il nome di Pasquale. Mio nonno fu sempre per lo Stato “Pasquale detto Pietro”. Il nonno Pietro visse malamente il periodo della Guerra 15-18 come ho già detto: era un pacifista e convinto antimilitariista, tant’è che il suo primo atto da soldato fu cospirare per far fuori il suo superiore…..
Quando fu il turno di Mio padre, il figlio primogenito, classe 1926 partire per la guerra (la seconda) nell’ultimo e più tremendo anno il 1944 ai tempi di Salò e dei tedeschi che sparavano a vista a chi disertava senza troppi complimenti, fece carte false per evitare che suo figlio non fosse arruolato. La prima cosa fu cercare di farlo esonerare. Nonno Pietro era un pasticcere e aveva sempre le mani a bagno nell’acqua e, con il passare del tempo, le sue mani erano diventate bluastre.
Quando arrivò la cartolina di mio padre, si presentò al distretto e mostrando le mani cercò di far riformare il figlio dicendo che lui non poteva lavorare e mio padre era l’unico sostegno economico della famiglia…..(quando lo raccontava le risatine generali di tutti i noi mamma e figli si sono semrpe sprecate)
Il trucco funzionò qualche tempo, giusto quel tot di giorni che bastarano a far partire mio padre e a unirsi con i partigiani in montagna. Insomma, diciamo la verità, molti partigiani lo furono perchè non avevano tanta scelta: o militari a fianco dei tedeschi, o in campo di concentramento o partigiani. Per una famiglia antifascista qeust’ultima opzione era l’unica praticabile.
Di quel periodo con la Resistenza, a mio padre rimase un impegno politico e sociale che lo accompagnò per tutta la sua vita professionale e non. Ci capitò per forza, ma poi aderì con convinzione.
Da bambina, l’unica intonata della famiglia oltre a papà ero io, mi sono sciroppata ore e ore di cantate a squarciagola quando capitava di canti alpini che celebravano le gesta eroiche di soldati e uomini in montagna.
Quella che mi faceva, e mi fa ancora, piangere appena la intono o la ascolto è la canzone citata nel titolo

Spero che il link sia quello giusto
Elisa
sull’onda dei ricordi

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8 Risposte to “Signore delle Cime”

  1. sherazade 28 luglio 2014 a 5:13 pm #

    Che bello questo spaccato familiare che incrocia la storia di due guerre.
    come si fa a nn sentirsi italiani?
    Sherabbracci

    • sportelloutenti 29 luglio 2014 a 3:36 pm #

      Abbracci a te da una piovosissima Torino. Certo che uniti dalla pioggia ce lo saremmo risparmiate, vero? 🙂
      Elisa

      • sherazade 29 luglio 2014 a 4:23 pm #

        eli ma almeno in qualcosa abbiamo quest’estate un’Italia unita ;(

        sherabbracciezanzareall’unisonoconcicaleimpazzitesenzasole

  2. Anonimo SQ 28 luglio 2014 a 8:52 pm #

    Anch’io non posso che commuovermi a sentire “Signore delle Cime” cantato da un buon coro; sarà che, almeno dalle mie parti, è d’uso cantarlo anche ai funerali degli appassionati di montagna, tra cui avevo molte persone care. Io mi commuovo (da sempre: ai miei tempi li cantavamo alla scuola elementare questi cori) anche a sentire “Stelutis Alpinis”, o “La pastora”.
    Ma c’è anche chi lo detesta, proprio perchè commovente, e per estensione non sopporta in genere Bepi De Marzi.
    Il mondo è bello perchè vario. O avariato, dico meglio, in questo caso.

    Anonimo SQ

    • sportelloutenti 29 luglio 2014 a 3:39 pm #

      Mio padre è stato anche direttore del locale coro alpino del suo paese per un po’ di anni e quindi di repertorio ne imparò un bel tot, me lo passò tutto. Il problema era 1) sono femmina e i cori alpini sono maschili 2) ero nata e cresciuta in una città di mare dove dei cori alpini manco l’ombra.
      Stellutis Alpinis e la Pastora una volta te li avrei anche saputi intonare….
      Ora sono fuori allenamento
      ELisa

  3. Shunrei 28 luglio 2014 a 9:02 pm #

    Eh, ma tu così continui a invitarmi a nozze… 🙂 Però cerco di limitarmi, ti racconto solo il ricordo relativo alla resistenza che più mi è rimasto impresso.
    Mio nonno Francesco quando è scoppiata la 2^ G.M. aveva già quasi 40 anni, due figlie piccole, faceva il barbiere… insomma, non fu richiamato a combattere. Sempre per questioni d’età e di famiglia (mia nonna aveva diversi problemi di salute, con due bimbe di 5-6 anni da sola non avrebbe saputo come fare) non si unì attivamente ai gruppi della resistenza che c’erano nella sua zona (Appennino Modenese), ma contribuì facendo da “contatto”.
    Due dei suoi fratelli erano fascisti, tesserati e tutto: uno si unì senza dubbi di sorta ai Repubblichini, ma l’altro, passato l’8 settembre, iniziò ad avere dei dubbi su quello in cui fino a quel momento aveva creduto. Per farla breve: d’accordo con il fratello (mio nonno), aveva deciso di passare in clandestinità ed unirsi ai partigiani.
    Il giorno prima il paese fu pesantemente bombardato: i miei nonni erano sfollati presso contadini, ma la mia bisnonna e parte della famiglia alloggiavano ancora in paese, perchè la casa di famiglia era ancora agibile.
    Finito il bombardamento, mio nonno decise di andare a vedere che era successo in paese, per sapere come stavano i suoi. Arrivato vicino a casa sua, per terra in mezzo alla strada si trova davanti un tizio in divisa da fascista, disteso a pancia in giù che pareva dormisse, tutto coperto di polvere e calcinacci.
    Chinatosi per vedere se poteva prestare soccorso, una volta girato il “tizio” s’è trovato davanti il fratello che doveva diventare partigiano… già morto però a causa di una scheggia.
    Personalmente, non oso pensare come mi sarei sentita al posto suo…

    • Shunrei 28 luglio 2014 a 9:04 pm #

      P.S. Di neonati con “nome doppio” ce ne sono sempre stati tanti anche nella mia zona, nei decenni passati! Questo perchè la madre “in casa” chiamava il bambino in un modo (quello che piaceva a lei e che poi diventava il nome con cui la persona veniva conosciuta da tutti), mentre il padre quando andava all’anagrafe… metteva al pupo il nome che piaceva a lui!
      Ancora adesso capita (sempre più di rado) di leggere manifesti funebri con scritte tipo “La famiglia annuncia la scomparsa di Mario Pincopalli detto… Giulio”. 😀

      • sportelloutenti 29 luglio 2014 a 3:43 pm #

        La storia di tuo nonno mi ricorda molto il film dei fratelli Taviani notte di San Lorenzo. Uno dei miei preferiti
        Anche il fratello di mio nonno aderì al fascismo, e questo fu causa di rottura familiare senza rimedio. Non fu mai più invitato a casa neanche anni dopo la guerra. E a causa di questi mancati rapporti io non ho idea di che faccia abbiano quelli che sarebbero miei cugini, pur abitando anche loro qui nel torinese
        Elisa

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