Uffi!

11 Apr

Non riesco più a essere assidua da queste parti…e soprattutto non riesco a stare dietro ai blog che mi piacciono… ma questo è un periodo un po’ così….di scazzo totale, per usare un francesismo. Insomma un sacco di cose da fare e quando arrivo a casa accendo il pc e a parte un po’ di cazzeggio su facebook non combino niente.

L’unica cosa bella è seguire i preparativi del matrimonio del secolo in famiglia. con annessi e connessi, mio nipote, il futuro sposo, che ha discusso la tesi di dottorato e si prepara a proseguire con il livello superiore di ricerca e studi. Insomma per fortuna la generazione successiva alla mia, ha qualche soddisfazione.

Io sul lavoro sono in una situazione da “non sai a quale santo votarti” la gente scappa appena può, molti vanno in pensione, nessuno viene sostituito, e soprattutto io lavoro in un ufficio dove salvo pistola puntata alla schiena nessuno vuole venire a lavorare. I dirigenti sanno solo lamentarsi e far spallucce genere “non sappiamo cosa fare, è così e basta”, salvo poi dare ferie contemporaneamente a tre persone su sei nelle stesse settimane e poi accorgersi che “Il servizio è scoperto”. E siccome a far dispetti sono buoni tutti, pensate di essere aiutati, che scatti la solidarietà?  Siete dei poveri illusi!!!! Potessi fare domanda di mobilità o trasferirmi in un altro ufficio lo farei in tempo zero. Potrei trovare di peggio, ma per quello che lascerei….zero rimpianti.

Meno male che c’è il tempo libero: l’associazione di volontariato, che sta diventando un impegno sempre maggiore ma almeno qualcuno che dice grazie si trova, la palestra, gli amici, la famiglia…. Insomma non sono una che si ferma in ufficio a fare straordinario perchè a casa non sa come passare il tempo, tanto per dire. Sono zitella, non ho marito figli da accudire ma io il tempo me lo so impegnare. Sappiate che nella logica perversa dei miei colleghi, sarei una senza problemi e che “cazzo avrei da lamentarmi”? Una da “no figli, no mutuo, no impegni”….

Nota leggera: devo comprarmi un paio di ballerine o scarpe basse eleganti con borsetta combinata… si va alla ricerca!!!!

Elisa

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lezione di emozioni

30 Mar

Oggi sono andata a scuola!!!!

Già, a scuola di emozioni insieme a vendidue bambini e bambine di seconda elementare, la loro maestra e una educatrice, con giochi sul tema delle emozioni e del rapporto con l’altro o l’altra, in questo caso gli altri compagni di classe.

Tutti in cerchio seduti e….via si parte.

I giochi sono stati tanti, ma parlerò dei più significativi, anche se questo è un mio giudizio personale e da adulta.

L’orologio dell’umore: alzarsi uno a uno, presentarsi, andare a collocare un sassolino nel quadrante che in quel momento ci rappresenta: pessimo umore, triste, contenta, al settimo cielo. La maggior parte era al settimo cielo, perchè iniziavano le vacanze di Pasqua e ritornava una delle loro due maestre, quella più buona ossia quella che dà meno compiti…,…. la maestra presente ha fatto la figura della megera dispensatrice di esercizi a casa e cercava di contenere questa nomea (Ma non è vero! Io assegno  i compiti a casa quando non mi state ad ascoltare in classe. fate i buoni e niente compiti!!!!) L’aria da megera questa giovane insegnante biondina in camicetta e jeans proprio non ce l’aveva!!!!

Poi insomma chi era contento per via di un fratellino in arrivo, chi per il compleanno e chi era su tutte le furie perché aveva litigato con la mamma quella mattina (ben tre maschietti!!!)

Secondo gioco, lo specchio: in coppia bimbo e bimba uno di fronte all’altro a copiare i movimenti prima dell’una e poi dell’altro… e qui un bimbo bello robustello si è scartato perchè la sua compagna voleva farlo ballare e il “ballo è roba da femmine!!!!” (promette bene il ragazzo!!!). Scopo del gioco: osservarsi ed essere in sintonia.

Il gioco della statua e dello scultore: a turno si deve dare al bimbo una posa per imitare un animale, una emozione (rabbia, gioia, paura)…. Io, che ero della partita, ero inginocchiata e sono rimasta un buon quarto d’ora carponi prima che il bimbo che giocava con me decidesse come farmi interpretare un’aquila 🙂 Però è riuscito a far bene il suo lavoro…. Poi è stata la volta di rappresentare la paura, la gioia, la rabbia, ecc… Scopo? Riconoscere uno stato d’animo….

Insomma potrei andare avanti con altri giochi tutti portati a spiegare il concetto di empatia! Che tra l’altro i bimbi sanno bene cosa voglia dire…..

La cosa più sconvolgente è successa alla fine delle due ore di corso, una bimba marocchina si mette in un angolo a piangere e non si alza per andare a mensa, la maestra le si avvicina insieme a me e alla educatrice e dopo un po’ riesce a farle dire quale fosse il problema: era triste, e aveva paura, di una cosa…… Di Dio che è cattivo!!!!

E qui ci sarebbe tanto da dire…..

Elisa

Alla prossima puntata

famiglie felici?

15 Mar

Avete presente i gruppi facebook “quelli che” ? Ecco io mi sono iscritta causa compleanno tondo tondo, al gruppo dei miei coetanei e parteciperò a breve alla prima cena dei coscritti della mia esistenza, cena ex compagni di classe a parte. La cena vedrà riuniti, ad oggi, una sessantina di persone provenienti da tutta Italia. Sono contenta e curiosa di conoscere di persona i miei coetanei con i quali cazzeggio a suon di post e adesivi. Ora abbiamo anticipato una cenetta dei coscritti della mia città e il risultato è stato controverso. Non fraintendetemi, mi sono divertita, è stato piacevole, la comitiva è simpatica. Tempo qualche minuto per sciogliere il ghiaccio e poi ci sono state un sacco di risate e complicità come se ci conoscessimo da tempo. Che lavoro fai, famiglia, che scuola hai frequentato, ecc…. Molto tipicamente da buoni sabaudi, i miei coscritti non hanno ancora sciolto la riserva sul partecipare o meno alla cena nazionale. Io, da parte mia, ho già versato la mia quota e, sola o in compagnia, vado.

Un fatto è stato lampante, i maschietti sono più restii a partecipare a questo genere di eventi, almeno qui in sabaudia: eravamo sette donne e un uomo. Dovevano venire altri due maschietti, ma hanno dato buca. Hanno dato conferma, prenotato, ma non si sono presentati. Bah!!!!

Scavando, scavando quello che mi ha sconcertato , mano a mano che la complicità aumentava e i racconti si sviluppavano è stato un fattore comune che accomunava le storie personali delle “ragazze” presenti:

1) quella che il marito la chiude fuori casa e la fa dormire sul pianerottolo quando lei si presenta tardi dopo una uscita o quando litigano e che una volta ha dovuto chiamare la polizia per farsi aprire.

2) quella che vive da separati in casa con il marito perchè a lui fa comodo così (ma dai!!!) e però la chiama sul cellulare e le fa una storia che non finisce più perchè non aveva capito che sarebbe uscita e lui era a casa con la figlia quindicenne da solo

3) quella che il marito l’ha piantata con una figlia invalida e su una sedia a rotelle (povera ragazza 😦 ) e lei si deve fare carico di due figlie, casa, mantenimento ecc… Gran bastardo, vero?

Le altre e l’altro avevano “solo” storie di matrimoni falliti alle spalle con strascichi di traslochi, alimenti, figli da portare in vacanza un po’ con l’uno e un po’ con l’altro genitore….

Roba da far accapponare la pelle a Papa Francesco.

Io e l’unica altra single della tavolata ci siamo guardate con un faccia da “scampato pericolo!!!”

Tra parentesi la coscritta single in questione, oltre a essere la più simpatica ed espansiva della tavolata, passa tutti i week end o ad andare a ballare, o in gita con comitiva di amici, o a sciare, ecc…..

Bastardamente ho pensato che quest’ultima,  me la coltivo :-p

Tra zitelle ci si intende!

Elisa

la zia

10 Mar

Ma tu da chi hai preso? Ve lo hanno mai chiesto in famiglia? Io spesso, soprattutto da mia nonna, e ci ho pensato su per tanto tempo e alla fine analizzando i vari membri della mia sconquassata famiglia penso di assomigliare alla sorella più piccola della mia nonna paterna, quella che non si è sposata, è vissuta in campagna  con i suoi ed ha poi ereditato il pezzo più grande  di casa, con orto, galline, piante da frutta…roba piccola, si intende, ma quanto basta per l’autoconsumo. Intanto ha sempre lavorato nella fabbrica del paese,  aveva il suo stipendio e la sua pensione, andava a farsi un viaggetto ogni tanto, ma il resto della sua vita la trascorreva in paese tra lavoro, orto, galline e qualche puntatina in osteria forse unica donna in mezzo a tanti uomini e penso che si sia concessa qualche storiella senza troppa attenzione se con scapoli o ammogliati…. Notare che lei era diplomata alle magistrali e ha provato a fare la maestra per un po’ ma poi ha deciso che lei e i bambini proprio non si prendevano, punto che ci accomuna assolutamente 🙂

Ogni tanto le sorelle (nonna e altra sorella) passavano a farle la ramanzina: perchè la zia non era proprio ordinata, la casa faceva spavento, andava vestita come capitava, usciva nell’orto e in cortile secondo le livide madame del paese “nuda” ma in realtà “in sottoveste” e scandalo!!!! non disdegnava un bicchierino e altro con qualche coetaneo….. Insomma a me la zia stava simpatica da bambina e mi sta simpatica ancora adesso che ci penso… una che si faceva i beati c…i suoi e che non le rompessero più di tanto!!! Incassava le ramanzine, sopportava il via vai di donne di servizio spedite dalle sorelle  a mettere a posto casa soprattutto quando in estate ci si trasferivano anche loro per un po’

Nella stessa casa ora ci si trasferisce mia mamma in estate anche se l’orto è tenuto da altra zia acquisita e la casa non è più come era una volta, più ordinata, tutta ristrutturata, ma diversa.

Comunque, la zia  che viveva libera e senza stare troppo a preoccuparsi di sorelle e vicini, era una donna generosa e affettuosa e io me la ricordo pochissimo (è morta che io avevo sei anni). Ma una cosa non me la posso dimenticare: quando andavo a dormire da lei la mattina usciva piano-piano, andava dal  fornaio a comprare il pane caldo per la “zuppa di latte” e poi infilava sotto il mio cuscino una di quelle bustine da 100 lire che contenevano un giochino a sorpresa, sempre uno diverso dall’altro, e ci giocavo per ore.

Solo quando ormai la zia era mancata da tempo, scoprii il cestone dal tabacchino con le buste… Chiesi a mamma se potevo comprarmene una, lei mi diede soldi e corsi a prenderla.  ma la magia era finita. Sotto il cuscino, con il pane fresco e la zia vicino, era tutta un’altra cosa,

Ecco…penso di assomigliarle un pochino, anche se non me la ricordo bene

Elisa

tra i banchi di scuola

3 Mar

Sono entrata nuovamente in una classe di scuola elementare dopo 40 anni esatti dall’ultima volta. Ma allora avevo il grembiule, la cartella, e i quaderni… Oggi ci sono tornata per parlare con due maestre di una serie di incontri organizzati grazie alla mia associazione di volontariato (la sento anche mia) con bambini della classi prima e seconda elementare per cercare di far capire quello che loro molto probabilmente sanno benissimo, ossia che non siamo tutti uguali e c’è qualche loro compagno o compagna che è un po’ meno uguale che ogni tanto sembra assentarsi, o cade, ecc… il tutto con giochi di gruppo, fiabe, racconti di se, ecc… Credetemi sula parola una bella attività!  Il tutto con l’aiuto di educatrici e psicologhe da noi coinvolte. anche loro volontarie.  2 ore per classe per due incontri ciascuno. Mi hanno chiesto una mano e io PANICO IN CORSIAAAAA!!!! Io alle prese con una ventina di bimbetti da tenere tranquilli, la cosa mi fa venire l’ansia…ma questo è un altro discorso e devo ancora cimentarmi in questa attività… Vi racconterò, sempre che sopravviva 🙂

Non era questa cosa che mi ha colpito, bensì un’altra questione. L’anno scorso quando abbiamo proposto questa iniziativa alle scuole ci hanno riposto quasi tutti picche tranne due, per un totale di quattro incontri. Scoraggiati quest’anno pensavamo di rinunciare, ma il Comune ci ha contattati in quanto, leggendo della nostra iniziativa, ben sette scuole volevano repricarla 😮 !!!

Stupore e anche soddisfazione, si ricomincia ma con l’aiuto di tutti i volontari disponibili (pochi, a dire il vero), refrattari agli infanti compresi (la sottoscritta). Beh, oggi primo incontro in realtà con due maestre che poi hanno parlato con altre due colleghe e con altre….insomma io e la mia amica parlavamo a sei maestre che in religioso silenzio prima e intervendo stile assemblea pubblica poi, ci hanno ascoltato e ribattuto facendoci capire che erano interessatissime, che ognuna di loro aveva bambini con problemi di salute i più disparati (al dire il vero nessuno di loro con epilessia, ma meglio per i bimbi, chiaramente) e che nessuna associazione, ente pubblico o altro si era mai presentato da loro a scuola per spiegare come relazionarsi con i bambini, come entrare in contatto con loro, approcciarli, insomma capire e vedere cosa fare quando c’è di mezzo una malattia, una disabilità, anche solo una difficoltà. Non che noi, come associazione si sia depositari di così tanto sapere (ma proprio no!), ma che nessuno ci abbia mai pensato prima, mi ha, da una parte, lusingato, ma dall’altra mi sta creato un po’ di PANICO DA PRESTAZIONE!!!!!

SOPRAVIVERO’?

Comunque dopo il colloquio con le maestre, a sentire la dedizione che trasmettevano verso il lavoro e i loro piccoli studenti, sono sempre più convinta che meritino il cavalierato automatico!!!

Elisa

Questo è un post razzista! Bus economy

21 Feb

Io ogni mattina prendo un autobus che dal centro va verso l’estrema periferia sud della città. In realtà prosegue verso cittadine della cintura, ma il mio ufficio si trova più o meno all’imbocco della tangenziale e scendo prima. E’ un autobus frequentato a seconda di come mi sbrigo la mattina alternativamente da operai marocchini, nigeriani, e altre nazionalità (se preso prima delle sette e trenta) o da studenti di scuola media superiore (se sono in ritardo). Ora spesso riesco a prenderlo presto e mi trovo quasi sempre costretta a chiedere a un giovane ragazzo di nazionalità per la maggior parte nord africano  ad alzarsi per sedermi anche io. Vedi un’aria di incazzatura e fastidio che si legge anche se sei mezza addormentata. Una mia amica maestra di arabo e mediatrice culturale per il Comune mi ha spiegato che per loro è fastidioso sedersi vicino ad una donna soprattutto non islamica. Ci sono persone che se ti siedi vicino attaccano a salmodiare non so che cosa parlando a  voce alta da soli!!!!

Ho assistito di persona al livello di aggressività verbale, e anche fisica, che questi ragazzi riescono a raggiungere quando i controllori GTT li trovano senza biglietto e gli chiedono i documenti. Infatti ora i controllori girano insieme alla polizia municipale e a controllare i biglietti sono in sei e non più in tre, distogliendo gli agenti da altre utili attività.

E le loro mogli? Parliamone, quelle più “avanzate” hanno frequentato  corsi  gratuiti e sacrosanti organizzati da associazioni di volontariato come la Casa delle Donne per studiare l’italiano partendo da un assoluto analfabetismo in lingua madre, hanno imparato a guidare, preso la patente, qualcuno anche preso un titolo di studio Giustissimo, ci mancherebbe altro! Hanno usufruito dei servizi di assistenza e accompagnamento – sempre della Casa delle Donne-  per ottenere la casa popolare o ad affitto calmierato, le agevolazioni economiche per le utenze, la mensa gratuita per i figli, ecc… E poi? Spariscono, non le vedi più…. Ok, va bene, Da volontaria so benissimo che non ti devi aspettare gratitudine. Mica ci si deve fidanzare a vita!!!! Ma poi quando veniamo a sapere che la figlia quindicenne che andava a scuola alle superiori, che voleva laurearsi , l’hai spedita nel paese di origine per sposarsi un quarantenne, oppure l’hai tolta da scuola per sposarsi con un connazionale venuto da poco in Italia…..mi vieni pure a dire “che serve per salvaguardare le tradizioni e il credo religioso???”

Hai sacrificato la tua stessa prole femminile sull’altare della tua indipendenza???? Ma che madre sei?

E ora questa cultura, questo modo di pensare che ci considera – soprattutto noi donne -delle pezze da culo ce la troviamo alle porte armata e violenta  e dobbiamo anche stare tranquilli e aspettare che se ne occupi l’ONU??? Cosa dobbiamo aspettare che ci bombardino la Sicilia? Che ci facciano saltare in aria qua e la?

Io sono preoccupata e incazzata, soprattutto per le mie e i miei nipoti e pronipoti (quando arriveranno)

Elisa

Dei Lea che non è un nome di donna

3 Feb

Reduce da una assemblea di associazioni di volontariato con una rabbia e indignazioni che non vi dico.

Ora non so se sapete cosa siano i LEA o livelli essenziali di assistenza, si tratta di quei livelli base di assistenza socio-sanitaria garantiti dalla legge prima di tutti la  Costituzione, che qualsiasi cittadino malato o disabile ha diritto a ricevere indipendentemente da qualsiasi legge di stabilità o tetto di spesa o vincolo che ci si possa inventare; se sono malata o non sono in grado di badare a me stessa lo Stato e tutte le sue diramazioni – Regioni, Comuni, Asl, ecc.- mi deve assistere, non può dire che non ha i soldi, se non li ha taglia da altre pari (che ne sò…. spese militari per i supersonici F35? -) ma mi deve curare e assistere, non può pretendere che sia la mia famiglia a sostituirsi a un Servizio Sanitario assente, anche se non ho bisogno di stare in un ospedale o in una RSA e se a prendersi cura di me sono principalmente i miei parenti. I mezzi previsti sono tanti; le cure domiciliari, l’assegno integrativo, le attrezzature mediche, ecc… chi più ne ha più ne metta….Ma tutto questo costa, e fa gola a tanti mettere le mani sui fondi destinati a questo genere di spese. Insomma di stanziamento, in stanziamento, di spreco in spreco, di corruzione in corruzione, ora il buco sanitario è un cerino che nessuno vuole tenere in mano e allora ci si inventa di tutto per evitare di dover far emergere responsabilità e colpe. Qui da me, che in teoria saremmo una regione  virtuosa e con servizi abbastanza efficienti, si sono inventati un meccanismo in base al quale le spese per i servizi socio-assistenziali slittino dall’assistenza al sociale, dalla spesa sanitaria (obbligatoria costi quel che costi) a quella assistenziale (obbligatoria fino a esaurimento dei fondi disponibili) Mica roba da pochi!!!!! Autistici senza più centri diurni, la logopedista che non va più, anziani senza la fisioterapia, e malati di SLA senza cure domiciliari, tanto per fare qualche esempio.

Un confine labile tra spesa assistenziale e spesa sociale che fa si che Stato e Regioni possono fare (o provino a fare) quello che vogliono lasciando poveri cittadini inermi e malati e le relative famiglie con il culo per terra da un giorno all’altro senza assistenza sanitaria obbligatoria e e se vuoi che i servizi di assistenza domiciliare o di centri diurni o altro ti vengano garantiti …pagateli! E se non hai soldi cazzi tuoi! Scusate il francesismo

Spiegate questa cosa alla signora seduta vicino a me con figlia di 13 anni autistica e con anche una grave forma di epilessia e che deve dividersi tra lavoro, cura del resto della famiglia (per non farsi mancare nulla anche una madre anziana): Non ti voglio dare i soldi anche se ne hai assolutamente diritto perchè li ho spesi male e sprecati ( e ci ho anche lucrato sopra) e ora decido che i servizi che tu ricevevi sono di natura sociale e quindi non sono costituzionalmente obbligato.

Anche se di autismo non ne so una cippa lippa, penso che sia fondamentale marciare uniti.

Elisa

Leggerezza e forbici

29 Gen

Io ho una cofana di capelli  crespi che non so curare da sola. Il combinato disposto della quantità enorme, mia pigrizia, imbranataggine fa si che vada regolarmente dal parrucchiere tutte le settimane per la piega e il grigio ormai totale della chioma fa altresì che sia costretta a colorarmi ogni mese circa. Insomma io lussi nel vestirmi pochi o nulli, non ho la macchina e relative spese, ma per la chioma non lesino perchè i capelli cespugliosi e che vanno per i capperi loro, non mi piacciono. Ora abitando in una zona residenziale per grazia nonnesca (ho ereditato la sua casa) e non per meriti economici, la mia parrucchiera è frequentata da gente – per lo più madame o madamine – che pensavo  facessero parte solo delle commedie o delle fiction. E invece no, e credetemi che a volte mi verrebbe voglia di passare dai due estremi o di mandarle a stendere o scoppiare in una fragorosa risata. Ieri il top: famigliola composta da madre, figlio, nuora e amica della nuora. Lui tipo sportivo abbronzato arriva per primo e si fionda dall’estetista e poi vai di taglio “taglia qui, sfuma li, ecc…” Poi arriva la ,mogliettina con la amica: ho scoperto che è ritornato di moda la stile “Jackie Kennedy” con pantaloni a sigaretta, twin-set, borsa kelly e capelli lisci tenuti su da frontino extra-large. Anche loro vai di taglio ma solo una spuntatina prego “mezzocentimetro, no uno, facciamo uno  e mezzo” ecc…. e mi raccomando liscissimi…

Ma il top lo ha raggiunto la madre-suocera una chioma di capelli biondi (tinti) lliscissimi e almeno un decimo di quantità dei miei. La signora è stata convinta a tagliarseli dalla nuora e nel tempo del mio shampo-balsamo-taglio e piega” era ancora a metà dell’opera: ogni passatina di forbice sulle ciocche obbligava il malcapitato ragazzo a fargli vedere come venivano, come erano orientati, il verso che avrebbe preso una volta asciutto, ecc… Roba da far perdere la pazienza anche ad un santo!!! “Perchè io mi sento in equilibrio solo se i capelli vanno come dico io”, chiosava a ogni “zac”

Roba che la prossima volta che la becco mi faccio prestare uno smartphone e la filmo e carico il tutto su facebook perchè non ci si può credere! Io avrei preso un paio di cesoie e un tosaerba e l’avrei resa calva….

Chissà se le avranno fatto pagare 30 Euro (costo per piega e taglio) o 300 (quello che le avrei fatto pagare io come minimo) ?

A volte anche il parrucchiere può essere uno spaccato di vita particolare.

Elisa

Io che non sono credente

18 Gen

Io sono fondamentalmente laica, per me è normale non pensare in termini religiosi, vedere la vita con gli occhi e l’interpretazione di un sacerdote, iman, rabbino o che ne so io e basarmi sulla loro interpretazione di sacri testi…. vivo a prescindere da tutto ciò. Di conseguenza non trovo assurdo che qualcuno per esprimere dissenso su temi che hanno a che fare con la religione in generale o con azioni che ad essa rimandano, utilizzi immagini di Profeti, Dio, Gesù, ecc… in vignette.  Ma non faccio testo, sono una su quanti che invece credono? E se fossi credente come mi sentirei a vedere l’oggetto del mio credo disegnato come caricatura in una vignetta? Forse mi farei una risata anche io (si spera la maggior parte)…ma forse mi risentirei (mica pochi a vedere le manifestazioni nei paesi islamici). Ma anche se offesa non ammazzerei, direi la mia, non comprerei il giornale.

Quando alla fine degli anni settanta si pubblicava quel giornale satirico che si chiamava il Male, famoso per le finte copertine dei quotidiani, quanti lo compravano? Mi sa che mio fratello era uno dei pochi :-p ) Sicuramente erano meno di quelli che ne parlavano per difenderlo o per condannarlo. Conobbi molte persone che lo difendevano quando subiva attacchi da parte di chi lo considerava troppo estremo….ma molti di quelli che lo difendevano non lo compravano. Infatti poi ha chiuso…

Adesso Charlie Hebdo ha raggiunto 3 milioni di copie vendute dalle 60.000 circa di prima, Ma quanti francesi sapevano della sua esistenza prima di quello che è successo il 7 gennaio?

Tutte le disordinate elucubrazioni scritte sopra per dire che una cosa mi ha insegnato la strage di Parigi: devo assolutamente imparare a comprendere anche se non le accetto le considerazioni e i punti di vista di chi la pensa in maniera diversa da me,,,anche se è un assassino, anche se mi ripugna pensarci…non posso più vivere in un dorato isolamento.

Elisa

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Voglia di cazzeggiare, zero

7 Gen

Ero pronta a entrare nel mio bloggerino a scrivere un post su come si organizza un matrimonio stile “il padre della  sposa” (avete presente il bellissimo film con Elizabeth Taylor e Spencer Tracy?) e cose amene di questo tipo…. e accendi la tele e ti becchi un pugno nello stomaco da paura: 12 persone uccise, la maggior parte vignettisti e giornalisti, da un commando di terroristi ispirati all’islam più estremo. E quello che Papa Francesco va dicendo da un po’ di parte a questa parte trova sempre più, almeno ai miei occhi, conferma. Non esistono enne guerre  contemporaneamente, Siria, Pakistan, Iraq, Eritrea, Sud Sudan, Georgia, Ucraina—– dimenticata qualcuna? Sicuramente si! che si stanno svolgendo una indipendentemente e scollegata dall’altra. ma una unica grande guerra mondiale….la terza direi, e nessuno di noi è immune dalle sue conseguenze. Perchè da una parte ci siamo noi che voglia di combatterla zero – e chi l’avrebbe? – che ci sentiamo al sicuro (parola grossa, ormai) nelle nostre casette, uffici, scuole, strade e dall’altra un esercito diffuso, indefinibile nel numero e nei confini geografici dove opera, che potrebbe agire ovunque e comunque senza avviso e con conseguenze devastanti. Hanno ucciso dei giornalisti e dei vignettisti, mica scelti a caso, in un paese, la Francia, che della accoglienza degli stranieri nei suoi confini ha una tradizione secolare, da sempre orgogliosi che il cittadino Tunisino-Algerino-Marocchino- o proveniente da una delle ex Colonie, che studi, lavori  e metta su famiglia in territorio francese si sia sempre sentito anche lui francese… che della assimilazione ha fatto bandiera e politica. Non come noi provinciali che di colonie ne abbiamo avute due e che…forse era il caso di lasciar perdere anche quelle e che viviamo l’arrivo di stranieri in fuga da guerra e fame come una invasione e una usurpazione….di chissà che poi! Fino a poco tempo fa le persone provenienti da ex colonie che decidevano di andare a lavorare in Francia parlavano di quest’ultima come di qualcosa di cui facevano e se ne sentivano parte….Ora non più

Se ora anche la Francia viene attaccata (come il Belgio qualche mese fa) da terroristi nati e cresciuti  in Francia e che non si sentono più “cittadini europei” come erano convinti di esserlo i loro genitori e nonni, sono veramente cazzi amari per tutti!

Solo i libri e la cultura e il benessere per tutti ci potranno salvare….ma l’assimilazione di chi non vuole essere (o non si sente) assimilato non è facile.

Elisa