Archivio | maggio, 2014

l’importanza della nota

23 Mag

Io di mestiere sono una contabile e pago. Siccome maneggio soldi pubblici, cioè tutti di noi, presto molta attenzione se quello che devo pagare sia dovuto, che ci siano tutti i documenti che il conto corrente sia ok e cose così. Soprattutto presto attenzione a quello che pago. Ci sono dei programmi appositi dove i miei colleghi devono caricare i documenti, i dati delle persone, ecc…. e zacchete esce fuori il tutto che poi il contabile deve controllare, confermare o rimandare indietro (con note e spiegazioni) e poi il tutto va in banca. Ora spesso e volentieri le cose si inceppano: manca qualche documento, i grandi capi per risparmiare cambiano qualche regola accorpano i lavori e quindi io scrivo email, note, chiedo spiegazioni e cerco di “metterci una pezza” perchè la gente attende soldi che spettano e bisogna fare il prima possibile. Ma a quanto pare vivo su Marte!
L’altro giorno i miei capi hanno deciso di provare un nuovo programma informatico che come tutti i nuovi programmi informatici funziona solo in parte e…. piccolo particolare non ti fa vedere il dettaglio di quello che vai a pagare. 😮
Pongo il problema alla mia capa, che lo gira ad altra capa, che lo gira al Dirigente il quale mi spedisce due colleghe super esperte del programma per capire “perchè io voglia sapere il dettaglio di quello che pago” (fate un po’ voi!) Insomma non mi fido del superprogramma????
Spiego loro che il superprogramma sarà anche super e farà i calcoli al millesimo di centesimo, ma io devo controllare visto che a volte (circa la 50% 😦 ) si blocca, rallenta, i colleghi sono umani e sbagliano a digitare, mancano alcuni documenti…. e alla fine sbotto
“almeno dirgli di compilarmi il campo delle note dove segnalarmi paghi questo che corrisponde a questo ” insomma giusto per non prendere “fischi per fiaschi”
Insomma io vivo in uffici dove il digitare tre righe di spiegazioni fa male alle dita…
Alla fine le colleghe vanno via, parlano con la capa che parla con l’altra capa che parla con il Dirigente che parla con il Supercapo…..
Morale? Oggi da Roma arriva una nota a tutta Italia che recita “obbligo all’utilizzo del campo note”
Aiutooooooooo
Elisa

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la tecnologia e “uber”

21 Mag

Quante persone conoscete che possono ancora dire “mai avuto un cellulare e mai l’avrò” nonni centenni esclusi?
Io sempre meno e poi, scavando scavando, scopri che sono in pensione, il cellulare ce l’ha la moglie o la figlia perchè “an sa mai”, non guidano la macchina, e girano solo in bici. Per carità ognuno è libero di fare quel che vuole. Io, del resto, ho un cellulare vecchio di almeno otto anni che a mala pena fa le foto e lo uso solo per chiamare (poco) e inviare sms ai contatti che hanno il mio numero. Non ci lavoro con il cellulare e, di conseguenza, va bene così. Il mio iper-teconologico fratello che invece ci lavora ha tutti gli I-ph…. che ci sono (phone, pad, pod), ma ha anche il Mac e non lo cambierebbe mai con nessun PC.
Questo per dire che io le tecnologie le apprezzo e penso siano le benvenute, anche se magari non le ustilizzo e trovo francamente squallida questa presa di posizione dei tassisti di Milano, e prima di loro quelli di Parigi, contro Uber. Per chi non lo sapesse si tratta di una applicazione su Smarphone che ti permette di contattare una vettura che ti geo-localizza ti invia l’offerta per portarti da dove sei a dove vuoi e se tu accetti l’offerta cliccki e ti passano a prendere. Ora, un mio amico ci lavora con una applicazione anche per il servizio di Noleggio con conducente e ad aderire non sono solo autovetture NCC (Noleggio con conducente) ma sempre più anche singoli o gruppi di taxisti e quindi concorrenza di sta cippa… Caro taxista dotati anche tu di questo sistema che poi è un software o abbonati a chi questo servizio lo offre, come uber o qualsiasi altra azienda che ce ne sono tante e molte anche italiane. Poi questo sistema funziona anche per prenotare visite mediche, alberghi, ristoranti e ennemila altre cose. E’ il futuro del commercio on line le applicazioni come uber sono uno strumento di transazione che facilita il contatto tra cliente e impresa. Smettiamola con questo atteggiamento luddista del “dagli alla tecnologia che porta via lavoro”. E’ la crisi economica semmai che porta via lavoro, non le tecnologie, anzi le tecnologie se sviluppate e utilizzate ne portano o porterebbero. E soprattutto cari taxisti basta con sta storia del “ho speso soldi per comprare la licenza”… E beh? Forse l’artigiano la bottega la trova attrezzata gratis o all’imprenditore capannone e macchinari glieli regalamo? No e loro sanno che esiste la concorrenza e che il cliente se lo devono conquistare con servizi aggiornati, migliori e a prezzi concorrenziali. Per quanto riguarda i prezzi se tramite uber si trova una corsa per Malpensa a 60 euro anzichè a 90 non credo che nei 60 non sia compreso un margine di guadagno.
Che poi la concorrenza ve la fate eccome anche tra taxisti con regolare licenza: “Signora guardi il mio collega le fa 90 ma se si mette davanti a quell’albergo di fronte, io passo a prenderla e le faccio pagare 60”. Successo più di una volta.
Viva tutti gli uber!!!!
Elisa

Non sapere che pesci prendere

7 Mag

Io faccio una mini attività di volontariato, mini perchè non posso dedicarci tutto il tempo che vorrei causa altri impegni lavorativi e famiiari, ma non per questo poco importante. Si tratta di un servizio di “sportello informativo” e segreteria di ufficio in una associazione che opera nella mia città per aiutare persone e famiglie che si trovano ad affrontare il mio stesso problema di salute. Non sono sola ma con me c’è sempre una ragazza simpatica e dolce che si è avvicinata alla associazione per aiutare la madre. Ma mano a mano che ci siamo conosciute meglio mi sono accorte che anche lei ha problemi a non finire. Alcuni sono cronicizzati e credo che ci sia poco da fare oltre a curarsi, ma poi da comportamenti, mezze parole, mezze confessioni, atteggiamenti ecc.. insomma è saltato fuori un problema gigante e terribile che andrebbe affrontato in modo serio e dal quale se ne può benissimo uscire: la depressione.
Tante cose- genitori divorziati, una madre dura e fredda, un padre assenteà un trasferimento in una città che non le piace, la mancanza di un lavoro stabile, il tipo di malattia che ha- l’hanno portata a chiudersi in un mondo tutto suo e chiuso e fiabesco. Insomma per farla breve pur essendo adulta fatta gioca con i pupazzetti e parla con loro.
Ho anche scoperto che di amici ne ha pochissimi e li vede raramente. La mamma prova a spronarla a uscire di casa a divertirsi, a incontrare persone ma ottiene l’effetto opposto e la rende ancora più insicura. Credo le rinfacci anche di non avere un ragazzo o fidanzato, e lei patisce molto anche queste battute.
Mi accorgo che la situazione si sta incancrenendo e non so cosa e come fare per aiutare la mia amica che del resto non mi ha mai ufficialmente fatto capire che cosa ha e tantomeno chiesto aiuto.
Perchè il mondo è così complicato?
Elisa

Mini giretto shopping, in realtà alla ricerca di un costume da bagno

4 Mag

Oggi sono uscita per fare un giro di vetrine e vedere cosa c’è di bello da comprare. In realtà vorrei comprare un costumne da bagno intero ma quelli che avevo visto in una rivista il tre negozi dello stesso marchio hanno avuto la bella idea di non comprarlo e quindi niente costume e poi gli altri esposti non mi piacevano: troppo madamosi, imbottiti, colori atroci ecc….
Mi sono consolata con un maglioncino di cotone blu a trecce, uguale a quello che ho già ma è ormai inguardabile e non riesco piàù a far venir pulito nonostante prove e controprove con saponi e detersivi diversi, non so se vi capita mai di avere vestiti che nonostante il lavaggio acquistano un odorino di come dice mia madre “cane bagnato” o umidiccio o muffetta? E farlo andare via sono capperi amari.
Comunque io nei miei acquisti sono di soddisfazione per una commessa pari a livello zero. Compro sempre le stesse cose, magari di marca diversa, ma lo stile sempre quello siano essi jeans, pantaloni, maglie, t.shirt o scarpe. Chi non mi conosce bene e mi vede solo saltuariamente potrebbe pensare che non mi cambi mai di abito, solo chi mi osserva con attenzione o mi frequenta quotidianamente si accorge che i miei vestiti fanno il loro passaggio in lavatrice regolarmente 🙂 Se trovo un pantalone che mi piace riesco a comprarmene anche cinque della stessa marca ma di colori diversi. Un po’ è anche una esigenza visto che sono alta e non ho un fisico da Top Model, avendo i miei chiletti di troppo e aborrendo i negozi per – come cavolo le chiamano – le donne “Curvy”. Detesto con tutto il cuore quei terricanti abiti o completini fiorati morbidi con i quali gli stilisti intendono ricoprire le donne dalla 46 in su. Mi devono anche spiegare come sia possibile definire una donna con la 46 grassa…ma vabbè!
Due settimane fa ho misurato un paio di pantaloni estivi (di cui ne avevo già altri due comprati l’anno scorso) in una catena di negozi francese a prezzi convenienti ed essendo di mio gradimento (e soprattutto essendoci entrata dentro senza sembrare un insaccato!!!), ne ho presi due paia di colori diversi con la commessa che mi diceva “ma ci sarebbe anche altro, se vuole!” Ora fanno quattro paia di pantaloni bianchi-beige-verde militare-grigi
Mia mamma mi trova un caso disperato e ormai incurabile. Lei è totalmente diversa passa dal fiorato al quadrettato ai pois senza colpo ferire e senza mai scegliere lo stesso genere…
Chiaramente ho anche tre paia di mocassini blu che sembrano uguali ma sappiate che non lo sono.
Questo per spiegare che appena il negozio dove normalmente compro maglioncini o pantaloni o magliette mi manda il messaggio che oggi fa il 20-30% di sconto vado subito a vedere se posso trovare qualcosa che mi va bene e il mio gior shopping (salvo ricerca del costume da bagno) dura si e no una oretta.
Baci
ELisa