neet

12 Mar

Che poi starebbe per not in education, employment or training. Gli americani sono grandiosi nel trovare queste sigle come nimby – not in my backyard – o cose così. I quotidiani, che non sanno più come farci capire  che viviamo in una situazione disastrosa, oltre alle non edificanti dimostrazioni di comportamento dei nostri politici che dovrebbero tirar fuori una parvenza di governo che tiri almeno fino alla elezioni del Presidente delle Repubblice e alla riforma elettorale,ci propinano pure dati “rassicuranti” come questo:

1 giovane su quattro tra i 15 e i 29 anni è un neet il che può essere letto in due modi:

1) il modo moralista-snob “puzza sotto il naso” della Prof-Ministro Fornero & C. Questi ragazzi che pretenderebbero magari dopo laurea, master, di ambire a qualcosa di più di 400 euro al mese per un lavoro part-time e precario in un call center (se va bene e si è fortunati, ovvio), Cara Prof apri gli occhi: ad avere questo tipo di occupazione sono “ragazzi o ragazze” di 35 anni con famiglia e dopo anni di lavoro in nero. Bel traguardo. vero? Insomma ragazzi, dice la ministra, poche storie ed accettate anche lavoretti, stage e apprendistato anche se non proprio attinenti al proprio titolo di studi, Sfido qualsiasi ragazza o ragazzo con laurea in giurisprudenza in tasca a non stufarsi dopo anni di praticantato a zero soldi di giorno e turni alla cassa di un supermercato nei week end. Secondo me si sarebbe stufata anche la figlia della Fornero.  

2) il modo realista delle famiglie che dovrebbero spingere il pargolo o pargola a studiare per una media di venti anni dalle elementari alla laurea e farsi un bel fondello per poi non sapere dove sbattere il naso per trovarlo uno straccio di lavoro in piena crisi economica con PIL a picco che manco le Cascate Niagara. Un lavoro che ti permetta di:

sposarti o convivere, mettere su famiglia. prendere casa, fare figli e spendere per tenere su l’economia che senza pecunia circolante non si muove….  

A si ragazzo: potevi anche andare a fare il fabbro-idraulico-panettiere-falegname…. li la domanda di lavoro è amplissima. (il tecnico della caldaia ci ha messo una settimana a venire per poi dirmi che non poteva fare nulla, ma questa è un’altra storia)

Ma se hai la manualità della sottoscritta, ti ritroveresti con un arto in meno mantenuta a vita dal sistema assicurativo e previdenziale pubblico….con somma gioa della Prof Fornero!

Dietro a questi dati io vedo solo una generazione di persone giovani che hanno tutte le ragioni per essere scazzate e se non si riprende a camminare sono guai per  tutti. Anche per me che non avrò nessuno a garantirmi la pensione.

Elisa 

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4 Risposte to “neet”

  1. Locomotiva 12 marzo 2013 a 6:56 pm #

    bocciate, bocciate. Ci servono idraulici Marcello Marchesi scriveva qualcosa del genere quarant’anni fa…

    che, poi, i problemi sono due.
    Uno, che è passato il concetto che il lavoro è appunto ‘di concetto’, inteso usciere dell’INPS che sta seduto otto ore e indica le porte col mento.
    Il lavoratore manuale è un ‘banausi‘ come diceva DeCrescenzo – diceva che Fidia era disprezzato perchè artigiano sudaticcio dai fini pensatori greci.

    Due, per contrario, che ‘prendere a bottega’ un apprendista o aprire una ditta individuale è un calvario, e quindi -accettato il compromesso culturale che lavorare stanca- poi non puoi farlo…

    e, si, gli americani per le sigle e le definizioni sono imbattibili – hanno un nome carino e di dieci lettere massimo per qualunque cosa

  2. sherazadeherazade 15 marzo 2013 a 4:39 pm #

    ‘Fuga di cervelli’ non è un divertente modo di dire. Ha a che fare con gli investimenti di istruzione e di tenecia di anni di formazione. I nostri laureati di talento poco più che trentenni sono docenti nellè più prestigiose università del mondo e come apolidi vengono tenuti in gran conto. Noi siamo un po’ come madri (snaturate o non) che portano avanti la gestazione con fatica e poi…via in adozione.

    Non che non servano idraulici, fabbri e panettieri ma se indirizziamo le nuove leve tutte qui o tutte la alla fine andremo in svizzera per farci fare una buona sutura.

    sheraunabbracciosemifestivo

  3. katherine 15 marzo 2013 a 10:10 pm #

    Non dimentichiamo che con la laurea non si può avere un lavoro fisso al di sotto delle proprie qualifiche. La figlia di una coppia di amici, con laurea specialistica in ingegneria biomedica, ha lavorato un anno, part-time, alla cassa del ticket di un ospedale. Al momento di riconfermarle l’assunzione le hanno detto che non può mantenere quel lavoro perchè dovrebbe essere pagata di più, avendo la laurea, e questo all’ospedale non conviene, pertanto al suo posto è stata assunta un’altra ragazza part-time e lei è rimasta disoccupata. Ovviamente, occupazioni adatte alla sua laurea non ce ne sono!

  4. sportelloutenti 17 marzo 2013 a 4:54 pm #

    Locomotiva; come la storia del primario che chiama l’idraulico per un guasto all’impianto del riscaldamento,,,,lavorare stanca, però 🙂

    Shera: hai ragione, dici le stesse cose di mia cognata, insegnante, nei confronti di mio nipote neolaureato in chimica che per fare il dottorato è emigrato oltreoceano (come te a vent’anni). Formati e spesati in Italia e risultati goduti da altri. Ma quanto siamo imbecilli noi adulti?

    Kathe: giustissimo, se ti sei fatto un fondello a studiare una materia difficile vuoi un lavoro adatto ai tuoi studi, ma viviamo in un paese che dei bravi laureati formati e pronti a lavorare non sa cosa farsene, è questo il dramma!

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